“Dal 14 gennaio o credete alle versioni ufficiali o credete a La Repubblica“. Quarantotto anni fa, nel 1976, debuttava in edicola il quotidiano – tra i più diffusi in Italia – fondato e diretto da Eugenio Scalfari, scomparso nel 2022 a 98 anni. Scalfari, in precedenza direttore del settimanale L’Espresso, scombinò il panorama editoriale nostrano portando tre innovazioni: il formato berlinese delle pagine – più compatto rispetto a quello utilizzato all’epoca dai principali giornali – l’introduzione del cosiddetto ‘stile brillante’ del linguaggio (lessico espressivo, con metafore, punteggiatura marcata, costrutti sintattici e ordine di parole tipici del parlato) e una grande attenzione al giornalismo d’inchiesta. Scalfari chiamò con sé alcuni colleghi fidati: Gianni Rocca, caporedattore centrale, poi Amedeo Massari direttore amministrativo, Giorgio Bocca, Sandro Viola, Mario Pirani, Rosellina Balbi, Miriam Mafai, Barbara Spinelli, Natalia Aspesi, Corrado Augias, Enzo Golino, Edgardo Bartoli, Fausto De Luca, Paolo Filo della Torre, Enzo Forcella, Orazio Gavioli, Giuseppe Turani. Le vignette satiriche vennero affidate alla matita di Giorgio Forattini. La redazione occupava appena quattro stanze, in via Po 12 a Roma, sede anche dell’Espresso.
Il primo numero di Repubblica constava di 24 pagine e in prima il 14 gennaio 1976 aprì con il titolo ‘L’incarico a Moro ma la sfida è sull’economia’ riferendosi ai problemi che doveva affrontare il quarto governo guidato da Aldo Moro. Il prezzo del quotidiano era di 150 lire. L’articolo che si può vedere in prima pagina è firmato da Fausto De Luca, ex giornalista della Stampa che aveva aderito al progetto di Repubblica. A pagina 3 il lungo commento del direttore Scalfari sulla situazione politica italiana di allora. Nel primo numero di Repubblica c’è una particolarità: non sono presenti pagine dedicate allo sport. La fondazione del quotidiano romano portò alla nascita dell’eterna sfida con il Corriere della Sera. Nel gennaio 1987 La Repubblica lanciò un gioco a premi: si chiamava Portfolio e consisteva in una lotteria basata sulla Borsa. I lettori furono quindi invogliati a comprare il giornale tutti i giorni per controllare i valori delle azioni. Il gioco si rivelò molto più redditizio dei supplementi (che aumentarono le vendite solo per uno o due giorni alla settimana). In questo modo La Repubblica guadagnò in tre mesi quasi 200 000 copie, sfiorando le 700 000 di vendita media. Il quel periodo il giornale di Scalfari consolidò la sua posizione come primo giornale d’Italia.
“Il Corriere della Sera non stette a guardare e rispose colpo su colpo, affidando la direzione a Ugo Stille, storico editorialista e corrispondente da New York – ricorda Giuseppe Gallizzi, all’epoca responsabile della redazione Lombardia -. Con l’arrivo di Stille venne lanciato Sette, rotocalco in omaggio ogni sabato. La replica della Repubblica fu Il Venerdì, il cui primo numero uscì il 16 ottobre, nello stesso giorno in cui già offriva Affari & Finanza. Poi il Corriere della Sera, con una serie di iniziative locali, nel 1989 riconquistò il primato con Replay, un altro gioco a premi. La sfida Corriere-Repubblica prosegue ai giorni nostri ma la vendita delle copie in edicola, ahimè, si è più che dimezzata”. “E pensare – conclude Gallizzi – che l’edizione Lombardia, diffusa in tutte le province della Regione (tranne Milano e metropoli), vendeva ogni giorno 190mila copie”.


