Si apre una fase di forte discontinuità all’interno dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia. Il rinnovo degli organi della Fondazione intitolata a Walter Tobagi segna infatti un passaggio tutt’altro che ordinario, destinato a incidere sugli equilibri complessivi dell’ente.
Alla Presidenza viene confermata Rossella Verga, giornalista del Corriere della Sera, ma il vero elemento di rottura è rappresentato dalla nuova composizione del Consiglio: Laura Verlicchi, Rosi Brandi, Ancilla Fumagalli e Andrea Nicastro affiancano Verga in una squadra che nasce dalle dimissioni del precedente assetto e che ridisegna, di fatto, i rapporti di forza.
Il cambio alla Fondazione si intreccia direttamente con quanto accaduto poche ore prima in seno al Consiglio dell’Ordine. Su iniziativa di Massimo Cherubini, rappresentante del Movimento Liberi Giornalisti, è stata approvata una mozione che trasferisce alla Fondazione Walter Tobagi tutti i poteri in materia di formazione, uno dei dossier più sensibili e strategici per la categoria. Un passaggio tutt’altro che neutro, che sposta il baricentro decisionale e operativo su un organismo profondamente rinnovato.
A rendere ancora più evidente la portata politica dell’operazione è l’esclusione del presidente dell’Ordine, Riccardo Sorrentino, dalla nuova composizione della Fondazione, avvenuta attraverso il voto a scrutinio segreto. Un segnale che fotografa una frattura ormai esplicita.
Nello stesso Consiglio, Rossella Verga ha preso formalmente le distanze dalla maggioranza guidata di Sorrentino, annunciando che d’ora in avanti voterà in piena autonomia. Una presa di posizione che pesa in modo determinante, soprattutto alla luce di un equilibrio già estremamente fragile: Sorrentino era stato eletto con una maggioranza minima di 5 consiglieri su 9.
Il combinato disposto tra il nuovo assetto della Fondazione, il trasferimento delle deleghe sulla formazione e il venir meno di una maggioranza coesa apre ora uno scenario di forte instabilità. Più che un semplice avvicendamento, quello di oggi appare come l’inizio di un confronto politico destinato a ridefinire leadership, assetti e linee di indirizzo dell’Ordine nei prossimi mesi.


