Da «La Voce» di Giuseppe Prezzolini a «Lacerba» di Ardengo Soffici, dalla cultura dello Strapaese delle riviste di Longanesi e Maccari all’internazionalismo di 900 e Solaria. La mostra «Riviste. La cultura in Italia nel primo ‘900» fino al 17 settembre alla Galleria degli Uffizi di Firenze propone oltre 250 pezzi fra edizioni originali delle riviste culturali del primo quarto del secolo scorso, ma anche libri, manifesti, fogli, copertine, caricature e una selezione di dipinti, disegni e sculture del tempo. L’esposizione, organizzata dalle Gallerie degli Uffizi insieme alla Biblioteca nazionale centrale di Firenze, e curata da Giovanna Lambroni, Simona Mammana e Chiara Toti, è stata presentata giovedì con un evento al quale hanno preso parte, tra gli altri, il presidente del Senato Ignazio La Russa, il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani. Per La Russa la mostra «va a colmare un vuoto che durava da troppi anni, un vuoto che riguarda quel grande crogiuolo all’inizio del Novecento di intelligenze diverse, con contrapposizioni a volte anche aspre ma tutte accomunate da un sentimento: quello di innovare, di affrontare il mondo intellettuale».
Le prime riviste della mostra, ha detto il presidente del Senato, «sono tutte opera di ragazzi. Oggi, a quell’età i nostri figli qualche volta sono ancora ‘mammoni’, loro già facevano riviste e cambiavano il mondo». «Ho voluto fortemente questa mostra», ha affermato Sangiuliano, secondo cui la nascita delle riviste culturali ad opera di intellettuali come Prezzolini, Papini, Croce, Marinetti significò «il risveglio della cultura italiana che viene fatta in nome dell’idealismo italiano in contrapposizione al vecchio positivismo, ed è anche una reazione che prepara una reazione politica contro la palude, la stagnazione; e il ritorno agli antichi ideali del Risorgimento». La grande stagione delle riviste inizia a Firenze nel 1903 con il Leonardo di Papini e Prezzolini, seguita dalla nazionalista Il Regno di Corradini, mentre Croce fonda con Giovanni Gentile La Critica a Napoli.
«La Voce», fondata nel 1907, si fregia delle firme di intellettuali come Amendola e Salvemini e svolge anche opera di diffusione dell’arte francese. Poesia, fondata da Marinetti nel 1905 a Milano, ospiterà nel 1909 il primo Manifesto del Futurismo, mentre Lacerba, fondata nel 1913 da Papini e Soffici con Aldo Palazzeschi, tiene a battesimo la stagione del Futurismo fiorentino. Nel primo dopoguerra Gramsci dà vita a L’Ordine nuovo e Gobetti a Rivoluzione liberale, che dovrà cessare le pubblicazioni per le limitazioni alla libertà di stampa decise dal regime fascista; Gobetti darà così vita alla rivista letteraria Il Baretti. L’idea di una cultura autarchica, del cosiddetto Strapaese, dà vita a Il Selvaggio di Mino Maccari e L’Italiano di Leo Longanesi. Sul versante opposto, predicano l’apertura alle nuove correnti di stampo europeo «900», di Massimo Bontempelli e Curzio Malaparte, e Solaria di Alberto Carocci.


