‘Scoop! Quando i giornalisti fanno notizia’, successo per il nuovo libro di Giangiacomo Schiavi

Sta ottenendo un grande successo ‘Scoop! Quando i giornalisti fanno notizia’, il nuovo libro, edito da Antiga, del giornalista Giangiacomo Schiavi, già capo cronista e vice direttore del Corriere della Sera. Quattrocentocinquanta pagine che raccontano la storia del giornalismo che ha fatto la storia, con grandi cronisti che hanno inseguito con tenacia e con coraggio le notizie da prima pagina. Un libro compagno di viaggio che racconta una storia d’Italia in controluce attraverso gli episodi più clamorosi di malcostume politico, criminalità comune, corruzione e terrorismo.

La copertina di ‘Scoop!’

Dal Dopoguerra a oggi, dai reportage di Indro Montanelli, Dino Buzzati, Tommaso Besozzi, Enzo Biagi, alle cronache di guerra di Ettore Mo e Bernardo Valli, dagli scoop sui Papi alle interviste celebri di Giorgio Bocca e Giampaolo Pansa e Paolo Guzzanti, dai giornalisti pistaroli ai cronisti d’assalto come Gianantonio Stella e Sergio Rizzo, Giuseppe d’Avanzo, Gad Lerner e Fabrizio Gatti, il saggio di Giangiacomo Schiavi racconta un’epopea che arriva ai giorni nostri.

Giangiacomo Schiavi con il sindaco di Milano Giuseppe Sala in occasione del Premio Vergani

Nel volume Giangiacomo Schiavi si rivolge così ai lettori: “Questa nota non è per gli addetti ai lavori. E’ per chi legge ancora i giornali. L’onda d’urto dell’economia digitale ha trasformato la carta in un prodotto di nicchia e il web in una terra promessa dove si fatica a distinguere il falso dal vero. Prima di lasciare agli algoritmi delle piattaforme la selezione delle notizie da pubblicare può essere utile leggere alcuni articoli che hanno fatto la differenza dal Dopoguerra ad oggi. Molti sono scoop. Costruiti con impegno, fatica, passione, qualche volta offerti da manine o manone interessate. Hanno fatto conoscere verità nascoste, evidenziato contraddizioni, scagionato presunti colpevoli, lanciato allarmi, provocato dimissioni o crisi politiche. In tempi difficili per tutti, il giornalismo deve uscire dall’autoindulgenza e reinventarsi, per tornare ad essere utile: c’è un lato umano che non può essere svenduto al mercato dei clic”.

All’interno del libro è contenuta anche un’intervista, pubblicata in questi giorni sul quotidiano La Gazzetta di Parma, che Giangiacomo Schiavi fa a Ferruccio De Bortoli, già direttore del Corriere della Sera e del Sole 24 Ore.
Ferruccio De Bortoli rivolge un appello: “Il giornalismo torni sulla strada”.
“Con la crisi dell’editoria, il mercato si è inaridito – sostiene -. Ma chi sta sulla strada, e non solo davanti ad uno schermo, e vuole vedere con i propri occhi, capire, condividere dolori e gioie, avrà sempre il plauso dei colleghi e un’opportunità di carriera”.

Ferruccio De Bortoli

“Il giornalismo – prosegue – ha avuto, grazie a Internet, tempestività e velocità. E scoperto una multiformità del proprio essere. La Rete non ha schiacciato la professione. L’ha sottoposta a un terribile stress test. Non l’ha resa residuale ma ancora più centrale. Ha esaltato il contenuto di qualità proprio nel momento in cui si pensava che questo potesse diventare una commodity facilmente replicabile da chiunque, da un algoritmo qualsiasi o persino autoprodotta dall’utente. Quest’ultimo spesso è indotto a credere, proprio perchè assiste in diretta agli avvenimenti sulla Rete, di non avere bisogno di intermediari professionali. In realtà, ne ha ancora di più la necessità. E’ come se fosse nudo. Non tutto ciò che appare su un social network è reale e corretto. Il lettore sarà anche testimone ma spesso senza alcuna chiave interpretativa. E’ dunque un testimone coatto, un prigioniero della apparenze”.

L’articolo pubblicato sulla Gazzetta di Parma

“Il mito della velocità – sottolinea De Bortoli – può portare a premiare la tempestività rispetto all’accuratezza, questo il vero pericolo. Ma non c’è giornalismo senza la voglia, anche rischiosa, persino per la vita del cronista e dell’inviato, di scoprire qualcosa che denunci le derive del potere, la minaccia della malavita e porti alla luce un aspetto trascurato ma vitale della quotidianità e della storia. Il giornalismo utile illumina gli angoli più remoti di una società. E dove non c’è trasparenza c’è sopruso, violenza, clientelismo, nepotismo e non invece, legge, merito, rispetto dei diritti dei più deboli, sicurezza, fiducia, voglia di futuro. Il giornalismo è il vaccino civile di una società democratica e moderna”.