La conferenza stampa di giovedì 13 febbraio del Festival di Sanremo è stata caratterizzata dalle polemiche riguardanti il nuovo sistema di voto dei giornalisti.
Cosa prevede il sistema di voto a Sanremo 2025
Nella prima serata del Festival di Sanremo ha votato la sala stampa, nella seconda e nella terza la giuria delle radio e il televoto, nella quarta (serata delle cover) voteranno tutte le giurie più il televoto e nella finale il voto sarà diviso in due diverse sessioni. La prima avverrà durante l’esibizione dei 29 cantanti in gara, dove il televoto avrà un peso del 34%; la giuria della Sala Stampa TV e Web al 33% e la Giuria delle Radio 33%. La stessa ripartizione delle percentuali varrà anche durante la seconda fase di voto, in cui sarà possibile votare i 5 artisti rimasti in gara. Quello che però cambia, in questa seconda sessione della finale, è che mentre fino all’anno scorso le giurie potevano esprimersi con preferenza secca, adesso dovranno assegnare un voto da 1 a 5 per ognuna delle cinque gare rimaste all’interno della competizione. Si potrà quindi assegnare un voto di 5 all’artista preferito, ma i giornalisti accreditati in sala stampa o nella giuria della radio dovranno comunque assegnare almeno il punteggio di 1 agli altri quattro artisti. Quest’ultima votazione andrà a sommarsi alle altre effettuate nel corso delle votazioni precedenti. Il regolamento completo è consultabile a questo link.
Le polemiche in sala stampa durante la conferenza
È su questa novità introdotta nel 2025 sul voto dei giornalisti che si sono concentrate le domande durante la conferenza stampa di giovedì 13 febbraio. Un misto tra spiegazioni e incomprensioni, senza lasciar da parte neanche un’ottima dose di polemica. Se da un lato l’organizzazione del Festival di Sanremo sostiene di aver preso questa decisione per bilanciare maggiormente il giudizio, favorendo così il percorso meritocratico di un’artista verso la finale espresso dalle giurie di professionisti del settore nel corso delle prime tre serate (il venerdì, giorno dedicato alle cover, da quest’anno farà una classifica a parte e non si somma nel computo finale), dall’altro lato i giornalisti accreditati lamentano un appiattimento del peso delle loro preferenze durante la fase di voto finale. Perché, se da un lato, è vero che nel corso della settimana il peso della stampa vale di più, è altrettanto vero che nel momento decisivo l’obbligo di indicare un voto minimo per ogni artista rende “meno forte” la scelta del proprio preferito, a vantaggio degli altri 4.
I dubbi su quanto accaduto a Sanremo 2024
A precisa domanda su un presunto flusso anomalo di scomesse su un cantante legato all’indicazione dello stesso da parte di un influencer, il direttore artistico Carlo Conti ha replicato che matematicamente il 33% della sala stampa e il 33% delle radio, messi insieme, contano più del 34% del televoto. Un dato che è veritiero a livello assoluto, come sottolineato nella risposta del giornalista di Fanpage in sala stampa, fino al momento dell’ultima votazione, dove il nuovo sistema di voto sbilancia in favore della scelta secca del televoto rispetto al sistema da 1 a 5 riservato alla stampa. Conti ha replicato che anche con il televoto, dove ogni persona ha a disposizione fino a 3 voti, è possibile scegliere un’artista A, uno B e uno C, dividendo la propria preferenza. Imbeccato sulla possibilità che i giornalisti siano così “obbligati” a organizzarsi nella scelta di un nome comune per bilanciare il televoto, Conti ha risposto: «Mi pare che lo scorso anno qualcosa sia stato fatto». Qui il video della conferenza stampa: la domanda a cui si fa riferimento nel nostro articolo è al minuto 37.50.
La precisazione di Carlo Conti dopo le sue parole
Le parole del direttore artistico Carlo Conti hanno, inevitabilmente, scatenato la reazione dei giornalisti presenti in sala stampa. Da lì la corsa alla rettifica, dapprima racchiusa all’interno di una battuta che non voleva alludere a combine o irregolarità nella passata edizione del festival, fino ad arrivare alla precisazione diretta dello stesso Conti: «Ho fatto una battuta sulla base di quello che ho visto e letto l’anno scorso. Pare che doveva vincere questo, quell’altro. Mi riferivo solo al polverone perché come sempre c’è polverone sulle votazioni. Abbiamo solo cercato di fare le cose più lineari possibile: rispetto allo scorso anno la cosa più importante è stata quella di aver tolto la votazione delle cover dal computo della votazione finale. È un gioco a parte che non deve influenzare sulla canzone che vince il Festival di Sanremo».
La replica del presidente del Premio della Critica “Mia Martini” Andrea Spinelli
Poco tempo dopo, nel corso della conferenza stampa, le dovute precisazioni della categoria dei giornalisti presente in sala stampa, affidate in maniera particolare alle parole di Andrea Spinelli, presidente del Premio della Critica “Mia Martini” a Sanremo 2025: «Magari su queste questioni così delicate per la sala stampa, forse occorrerebbero delle risposte meno institive e più ponderate. Alludere che ci siamo organizzati, significa soffiare su una polemica che si trascina da qualche tempo e che confligge con l’intenzione reale di questa sala stampa. Liquidare le cose con delle riflessioni un po’ instintive è un problema, forse bisogna andare oltre la risposta a pronta presa. È un dato di fatto per questa sala stampa che il voto della serata finale è depotenziato. Quel 33-33-34 non pesa esattamente in quel modo. È il caso di tenere le giurie così come sono in qusto momento? Noi abbiamo il nostro premio e il nostro ruolo all’interno del meccanismo di votazione è un ruolo che ci viene richiesto dalla Rai. Noi lo facciamo se questo ruolo ha una sua pienezza. Se viene depotenziato è perfettamente inutile». Conti ha immediatamente risposto: «Mi scuso molto se sono stato frainteso. Ho grande rispetto di tutti voi e del vostro lavoro. Non volevo far riferimenti, battutine o non rispondere alle vostre domande. La questione dello scorso anno non voleva in alcun modo essere un’accusa di combine. Da lettore e da spettatore lontano dal Festival, avevo questa esagerazione che non mi andava bene e che da spettatore mi aveva incuriosito, sapendo la serietà del vostro lavoro e la bontà del televoto. Il 33% della sala stampa e il 33% delle radio dà grande peso al vostro lavoro, poi c’è il televoto che prende l’altro 34%. Mi pare, torno a dire, che il lavoro di professionisti serissimi che lavora quotidinamente nel mondo della musica sia un peso importante perché porta al 66%. Mi scuso nuovamente se sono stato frainteso».
Quanto vale davvero il voto della sala stampa?
Ma quanto pesa, dunque, la sala stampa nel nuovo metodo di votazione? Ha risposto l’autore televisivo attualmente alla guida della struttura “Intrattenimento 2” di RaiUno Claudio Fasulo: «La sala stampa vale più delle altre giurie fino alla fase finale. Nel trascinamento della meritocrazia del metodo di quest’anno, portando i valori di tutta la settimana fino al sabato sera, la sala stampa ha un peso maggiore rispetto alle altre componenti. Nel rush finale la potenzialità che la sala stampa possa sostenere un candidato piuttosto che altri è praticamente matematicamente equivalente a quella del televoto con la singola preferenza». In risposta a una domanda posta da Tua City Mag, Fasulo ha anche aggiunto: «Se ci fosse un cantante o una cantante con forte televoto, vorebbe dire che ci sarebbe una grossa porzione di pubblico che intende premiare questo artista. Il sistema dell’accumulo della somma percentuale nel corso delle serate crea una maggiore meritocrazia, una maggiore aderenza al risultato finale di quello che è stato espresso dalle giurie nel corso della settimana. Ribadisco che, a livello matematico, la possibilità della sala stampa di votare da 1 a 5 dà la possibilità di premiare un’artista a scapito degli altri 28. Per tutto il resto della settimana il peso specifico della sala stampa è maggiore e secondo noi viene riequilibrato dal rush finale».
MC


