Per il momento gli organizzatori parlano della nascita di “una semplice associazione” aperta anche agli iscritti all’Usigrai, ma l’evento in programma a Roma il prossimo 30 novembre lascia pochi margini al dubbio: si chiamerà UniRai il nuovo soggetto sindacale dei giornalisti della tv pubblica. Appuntamento all’Auditorium Due Pini (via Zandonai, 2) alle ore 17, come si evince dalla locandina (nella foto) che i promotori stanno facendo circolare in queste ore tra amici e simpatizzanti di quella che si definisce “Associazione Liberi Giornalisti Rai”. Chiaro il tema dell’incontro “La Rai che verrà, insieme per il cambiamento” e anche, a detta di molti addetti ai lavori, il fine dell’operazione: far nascere un nuovo sindacato di base del servizio pubblico radiotelevisivo che nel medio-termine possa aspirare a strappare iscritti e dunque influenza al (finora) sindacato unico dei giornalisti Rai.
Il tentativo non è nuovo, negli anni Novanta fu attivo (e assai contrastato) il SingRai, il Sindacato nuovo dei giornalisti Rai. Ora come allora, il mondo di riferimento è quello culturale e politico del centrodestra, attualmente forte dello spoils system praticato dalla nuova dirigenza meloniana. All’interno della Fnsi, il riferimento è il gruppo di Pluralismo & Libertà, che esprime due consiglieri nazionali e che partecipa al governo dell’Associazione Stampa Romana, guidata da Stefano Ferrante (espresso dalla componente Informazione @Futuro). E proprio dall’ex segretario della Romana e oggi membro della giunta Fnsi, Lazzaro Pappagallo, è arrivato nei giorni scorsi un appello «ai colleghi e alle colleghe di destra» a evitare una scissione dell’Usigrai: scissione che per Pappagallo «elimina il bene per noi prezioso di un sindacato unitario, di un sindacato che sintetizzi le differenze di pensiero e di valutazione sui fatti. Rende meno ricco il dibattito interno perché lo polarizza e in definitiva ci espone ad una grande fragilità in un momento certo non esaltante per il sindacato dei giornalisti tout court e per i sindacati in generale. Il nostro appello è di non oltrepassare il Rubicone e guardare invece, restando nella casa comune, alla protezione di un bene più grande, i diritti di colleghe e colleghi, e battersi per un cambiamento deciso dell’Usigrai».
A giudicare dalle locandine e dai programmi, un appello che pare destinato a cadere nel vuoto.


