Eugenio Scalfari e Indro Montanelli, i Coppi e Bartali del giornalismo italiano – Il pensiero di Cesare Zapperi

Due grandi personalità, diverse tra loro, che hanno rappresentato un modello per generazioni di giornalisti. Eugenio Scalfari, scomparso oggi all’età di 98 anni, fondatore di Repubblica, ed Indro Montanelli, morto il 22 luglio 2001 a 92 anni, creatore del Giornale. Il collega Cesare Zapperi, redattore politico del Corriere della Sera, in un post su Facebook ha paragonato i due colossi del giornalismo italiano del Novecento a Fausto Coppi e Gino Bartali, eterni rivali del ciclismo.

Pubblichiamo integralmente il suo post:

Eugenio Scalfari e Indro Montanelli erano un po’ i Coppi e Bartali del giornalismo italiano. Due grandi personalità, due fuoriclasse che hanno rappresentato un modello per generazioni di giornalisti. Erano profondamente diversi. Anzitutto nelle idee politiche: uno progressista, l’altro conservatore (concetti un po’ più ampi di sinistra e destra). Ma le differenze più grandi si ritrovano nel loro modo di praticare e concepire ”il mestieraccio”. Scalfari amava l’analisi, i suoi editoriali si diffondevano per centinaia di righe, tant’è che venivano definiti “pontificali”. Montanelli, al contrario, aveva uno stile asciutto, fatto di pennellate che in poche frasi scolpivano un concetto o tratteggiavano un profilo. Scalfari aveva creato un quotidiano per condizionare, quando non addirittura guidare, la politica. Non per caso per anni si è parlato di “partito di Repubblica”. Lo faceva, naturalmente, servendosi di uno straordinario parterre di giornalisti e intellettuali (Giorgio Bocca, Enzo Biagi, Giampaolo Pansa, Bernardo Valli, Umberto Eco, Gianni Mura). Montanelli fondò il Giornale per cantare fuori dal coro conformista degli anni Settanta (e si prese un paio di pistolettate nelle gambe dalle Br) e con la politica cercò sempre di avere meno rapporti possibili. I suoi giornalisti e intellettuali erano eccellenti solisti: da Enzo Bettiza a Guido Piovene, da Egisto Corradi a Eugene Ionesco, fino a Raymond Aron.  Tra Coppi e Bartali, cioè tra Scalfari e Montanelli, io ho sempre preferito il secondo. Ma non per questo non ho ammirato, studiato, seguito tutto (o quasi) quel che ha fatto nella sua lunghissima vita il fondatore di Repubblica. Senza questi due grandi vecchi siamo tutti più poveri. Di idee, di coraggio, di spirito di libertà. Proprio ciò di cui c’è sempre più bisogno“.