Polemiche in viale Mazzini per la decisione di due consiglieri di amministrazione di non presentarsi all’ultimo cda della Rai, che si è svolto nei giorni scorsi e durante il quale è stato approvato il budget 2023-2025 presentato dall’ad Carlo Fuortes. La critica arriva, attraverso un duro comunicato, da Daniele Macheda, segretario del sindacato Usigrai.
“La scelta di non presentarsi al voto per il budget 2023 della Rai – scrive nella nota Macheda – ha determinato una maggioranza virtuale del cda che ha messo la Rai e i suoi vertici in una sorta di amministrazione controllata. Non a caso i giornali parlano di avviso di sfratto e di ad in bilico per descrivere la situazione dell’amministrazione dell’azienda di servizio pubblico radiotelevisivo e multimediale dopo il Cda di lunedì in viale Mazzini”.
Macheda parla poi di “un nuovo giro di valzer dei direttori per assecondare le richieste di governo e partiti”. “Che poi il problema – aggiunge – è proprio questo: che la Rai, servizio pubblico in forza della pessima legge sulla nomina dei vertici, si è di fatto trasformata in TV di Stato. Che è cosa assai diversa. A chi in passato dagli scranni dell’aula della Commissione di vigilanza reclamava al parlamento il ruolo di editore della Rai, segnaliamo che a decidere sull’azienda di servizio pubblico si è sostituito da tempo il governo“.
“Sui giornali si attribuisce alla presidente del Consiglio la scelta del prossimo direttore del Tg1 – conclude Macheda -. E come è facile immaginare l’Usigrai si chiede, nel caso, quale sia la necessità di prendere un esterno. Meno di un anno fa, sempre sui giornali e non smentito, fu il leader dei 5 stelle a dire che un suo parlamentare fu chiamato a palazzo Chigi, dal precedente governo, per prendere la lista dei direttori dei Tg che da li a poco sarebbero stati nominati. La diagnosi dei mali che affliggono la Rai è dunque nota ma in parlamento restano nei cassetti i progetti di legge di riforma sui criteri di nomina della governance dell’azienda. E Intanto i consiglieri di amministrazione della Rai, invece di rispondere al loro mandato, rispondono a chi li ha nominati mentre l’azienda avrebbe bisogno di decisioni su capitoli importanti come il piano industriale e il contratto di servizio, ad oggi rinviati“.


