Sofia poteva essere mia figlia. La riflessione del giornalista Fabio Benati

Vent’anni, il mondo davanti, gli studi universitari e un lavoro per concedersi svaghi e indipendenza senza dover chiedere il denaro sempre e soltanto alla famiglia. Tutto si è fermato all’alba di sabato scorso, 29 luglio. L’assassinio di Sofia Castelli lascia sconcertati. Per la futilità dei motivi che hanno spinto il suo ex ragazzo ad accoltellarla, per le modalità con cui è stato compiuto questo gesto atroce e per l’enorme vuoto che ha addolorato genitori, amici e compagni di scuola. Questa sera parteciperanno alla fiaccolata organizzata dagli studenti di Cologno Monzese, dagli amici di Sofia e condivisa dal Comune che ha dichiarato lutto cittadino. L’appuntamento è per le 20.45 davanti a Villa Casati. Alla fine del corteo verranno letti pensieri e messaggi per la ragazza che saranno poi raccolti in un diario virtuale.

Poteva essere mia figlia.

Immedesimandomi nel padre di Sofia, penso a quanto – insieme alla mamma – abbiamo desiderato crescesse forte, credesse in se stessa e al suo talento unico, alle vacanze trascorse nei mesi estivi, ai momenti di condivisione delle sue gioie e a quelli in cui abbiamo cercato di offrirle consolazione quando era triste. E, inevitabilmente, non posso dimenticare che a casa nostra, la stessa casa in cui Sofia è stata uccisa crudelmente, abbiamo ospitato durante il lockdown il suo assassino, incapace di accettare la scelta di chi non desiderava più proseguire la sua relazione con lui. La stessa casa. Gli stessi spazi in cui si è nascosto e ha atteso per ore il suo ritorno dalla discoteca, seguendo con lo smartphone – a distanza – i video che Sofia ha postato su Instagram. Immagino allora quanto questa circostanza acuisca il dolore e, come una lama incandescente, si infili nel mio petto di padre esortandomi ad interrogarmi se avessi potuto fare qualcosa per evitare questa tragedia.

Poteva essere mia figlia.

Un femminicidio che ci invita a riflettere sul valore della Vita, il diritto-dovere di difenderla, e – al contrario- constatare quanto e troppo spesso ci siano criminali che la spezzano senza farsi troppe domande, senza considerare gli effetti di un gesto che non può essere classificato come istintivo, provocato dalle emozioni, perché nessuna di queste può indurre chiunque a commettere un atto così atroce come quello che ci ha privato di Sofia. Più in generale, questo drammatico episodio spinge noi genitori a ripensare a come abbiamo cercato di insegnare ai nostri figli un alfabeto delle emozioni sviluppato con l’esperienza che la Vita ci ha portato ad elaborare, le gerarchie degli affetti, la bellezza dell’amore, anche se a vent’anni può essere vissuto in maniera ancora acerba. E, accanto a questo, a guardare – ammirati – la ferma determinazione di chi non intende più coltivare l’amore perché non riesce più a provare le sensazioni che la indussero ad accoglierlo. L’assassino di Sofia non voleva accettare che la sua relazione fosse finita. Non riusciva a pensare che quel “no” ricevuto da lei un giorno prima di morire potesse rimanere senza una reazione.

Poteva essere mia figlia.

Da padre di una ventenne allora dico – ne sono convinto – che non riuscirò mai a perdonare chi ha tolto la vita a mia figlia, voluta, cresciuta, amata da quando era in fasce a quando ha respirato per l’ultima volta. Toccherà al sistema giudiziario occuparsi della condanna all’assassino. Qualunque pena verrà comminata, Sofia non potrà comunque tornare tra noi. Mai più. Sabato 5 agosto alle 10 nella parrocchia San Giuliano di Cologno Monzese l’ultimo saluto a Sofia.

Nella foto i fiori lasciati da amici e cittadini fuori dal condominio dove abitava Sofia Castelli a Cologno Monzese

Fabio Benati