Sono in alto mare i lavori per la ristrutturazione della sala stampa di Palazzo Chigi, ancora di più dopo le dimissioni del premier Mario Draghi. Secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa AdnKronos, lo spazio riservato a giornalisti e tv appare un cantiere aperto, con polvere e calcinacci ovunque. Dopo il cambio di gestione, c’è stato lo stop dei lavori – iniziati nell’estate del 2021 e che avrebbero dovuto terminare lo scorso febbraio – e di conseguenza l’attesa per la ripresa. Il progetto di riqualificazione era stato avviato dall’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Ora che è caduto il governo e il 25 settembre si andrà al voto, ci si chiede cosa succederà.
Per la comunicazione al tempo del Covid – scrive l’AdnKronos – nell’era Draghi tutto era stato pensato in stile Bankitalia con l’obiettivo di semplificare e rendere funzionale al massimo i locali riservati alle conferenze stampa del premier e ai giornalisti accreditati, abbattendo barriere architettoniche a favore dei portatori di handicap. Via le riproduzioni di colonne e capitelli corinzi, via gli stucchi bianchi e gli specchi con il fondale azzurro. Niente marmi pregiati e rubinetti a ‘sfioramento’, con fotocellula, nei bagni. La parola d’ordine è sempre stata sobrietà. Con grande attenzione alla praticità e all’hi tech, senza spendere troppo. Tutte opere considerate necessarie per l’adeguamento alle vigenti normative antincendio e soprattutto a quelle in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro imposte dall’emergenza pandemica.
Durante i Conte I e bis erano circolate più volte voci su una ‘svolta stilistica’, tra tecnologia e ritorno alla struttura originaria degli ambienti, della location dove lavorano i cronisti che seguono ogni giorno l’attività del presidente del Consiglio. Si parlava di realizzare una sorta di ‘casa di vetro’. Il progetto sarebbe stato ripreso, modificato e approvato dall’esecutivo Draghi, convinto della necessità di rimodernare i locali adibiti per le riunioni istituzionali.


