Laura Santi, giornalista perugina di 50 anni, è morta nella sua abitazione nel capoluogo umbro dopo essersi auto-somministrata un farmaco letale, assistita dal marito e da personale sanitario. Affetta da una forma avanzata di sclerosi multipla, aveva scelto di porre fine alla propria sofferenza attraverso il suicidio medicalmente assistito, al termine di un lungo e complesso iter legale e sanitario. La notizia è stata resa pubblica dall’Associazione Luca Coscioni, di cui Santi era attivista.
La sua richiesta formale per accedere al suicidio assistito risaliva a più di due anni e mezzo fa. Solo dopo una serie di ostacoli burocratici e giuridici, l’Asl di riferimento le aveva riconosciuto il diritto all’accesso alla procedura, in base ai criteri fissati dalla sentenza n. 242 del 2019 della Corte Costituzionale. A giugno 2025, l’approvazione definitiva del protocollo da parte del collegio medico e del comitato etico ha permesso di avviare concretamente la procedura.
Il farmaco e gli strumenti necessari sono stati forniti dall’Azienda Sanitaria Locale. L’assistenza medica, garantita su base volontaria da professionisti sanitari, ha consentito lo svolgimento della procedura secondo i protocolli previsti. Accanto a lei, fino all’ultimo momento, c’era il marito Stefano, che l’ha sostenuta in ogni fase della sua battaglia.


