La Federazione dei giornalisti nepalesi ha lanciato un allarme riguardo al disegno di legge sulla regolamentazione dei social media, attualmente in discussione presso l’Assemblea nazionale del Nepal. Secondo l’organizzazione, alcune disposizioni della normativa rappresentano una minaccia diretta alla libertà di stampa e di espressione, principi garantiti dalla Costituzione del Paese e dai trattati internazionali.
In un comunicato ufficiale, la Fnj ha criticato il governo per aver approvato il testo senza un’adeguata consultazione con le parti interessate, sottolineando che il disegno di legge è stato licenziato dal Consiglio dei ministri il 27 gennaio senza un confronto preliminare con i rappresentanti del settore. La Federazione ha quindi esortato le istituzioni a rivedere il testo in linea con i valori universali dei diritti umani e con le disposizioni costituzionali nepalesi.
Preoccupazioni simili sono state espresse anche da Media Action Nepal (Man), organizzazione che si occupa della promozione della libertà di espressione.
Le misure più contestate
Il disegno di legge introduce sanzioni particolarmente rigide per chi utilizza i social media in modi ritenuti lesivi degli interessi nazionali. In particolare, la normativa prevede:
- Fino a tre mesi di carcere e una multa di 50 mila rupie nepalesi (circa 347 euro) per chi crea o utilizza account anonimi o pseudonimi.
- Fino a cinque anni di reclusione e sanzioni fino a 500 mila rupie (circa 3.470 euro) per azioni considerate dannose per la sovranità, la sicurezza nazionale, l’integrità territoriale e l’unità del Paese.
- Pene raddoppiate per i recidivi e aggravate del 50% se il reato è commesso da un dipendente pubblico o da una persona che riceve fondi statali.
- Un anno aggiuntivo di carcere per chi coinvolge minori nelle attività ritenute illecite dalla legge.
Il disegno di legge vieta, inoltre, la diffusione di discorsi d’odio e qualsiasi contenuto che possa fomentare divisioni tra gruppi sociali, caste, religioni e comunità.


