Il Tribunale di Milano condanna il Sole 24 Ore per comportamento discriminatorio nei confronti di una giornalista dopo la maternità

Il giudice del Tribunale di Milano ha condannato Il Sole 24 Ore «all’immediata cessazione di un comportamento discriminatorio nei confronti di una giornalista, oltre a un importante risarcimento dei danni professionali e d’immagine». Lo fa sapere in una nota il Comitato di redazione della testata, spiegando che «il Tribunale di Milano, grazie alle molte prove documentali, ha dato ragione alla giornalista sotto tutti gli aspetti, condannando il giornale per discriminazione, ordinando la restituzione di tutte le mansioni sottratte, il pagamento di 150mila euro di danni e la pubblicazione di un estratto del decreto di condanna sulle pagine del giornale stesso entro la fine del mese di luglio»

«Una giornalista letteralmente espropriata del contenuto centrale delle sue mansioni – scrive il Cdr – in occasione del suo periodo di maternità obbligatoria. Un periodo particolarmente delicato per tutte le mamme e, in questo caso, per una collega, che è stato usato svuotando il ruolo e la professionalità e relegandola al ruolo di mera correttrice di bozze. Una situazione, durata ad oggi oltre 26 mesi, sulla quale non ci sono stati interventi, nonostante le notevoli sollecitazioni verso il caporedattore competente e verso il direttore responsabile. Una società che ha ritenuto di non dovere modificare la linea intrapresa durante l’assenza della ricorrente nel periodo della maternità. Non parliamo, purtroppo, dell’Italia degli anni ’50, ma citiamo solo alcuni significativi passaggi di una sentenza del Tribunale di Milano». 

«Il 30 gennaio scorso, esattamente sei mesi fa – aggiunge il Cdr –, il Gruppo 24 Ore è stato il primo ad ottenere la Certificazione sulla parità di genere. Questa sentenza dimostra che in questi mesi, oltre a lavorare sulla comunicazione esterna, sarebbe servita, e servirebbe, maggiore attenzione dell’azienda e della direzione a quello che accadeva all’interno della redazione. E sarebbe servito, e servirebbe, maggiore ascolto: gli appelli del Comitato di redazione, su questa e purtroppo su altre vicende, sono rimasti troppo spesso inascoltati. I fatti che in questi giorni riguardano i colleghi di Radio 24 ne sono solo l’ennesimo esempio. Le relazioni sindacali, negando la nostra storia, sono state ridotte a un flusso unilaterale, nel quale l’azienda parla e i dipendenti recepiscono. E ora tutti ne paghiamo il prezzo».