Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, ha rilasciato la sua prima intervista sulla stampa cartacea alla rivista «Vogue Italia», suscitando l’interesse dei quotidiani nazionali che hanno dedicato ampio spazio alle sue dichiarazioni sul mensile di moda.
«Il caffè» di Massimo Gramellini sul Corriere della Sera titola «ZTElly e l’armocromista». Scrive Gramellini: «Ringrazio Elly Schlein perché fino a ieri ignoravo colpevolmente l’esistenza dell’armocromia, l’arte di abbinare i vestiti alla carnagione. Ignoravo anche che esistessero persone pagate 400 euro l’ora per segnalarmi che il maglione grigio topo con losanghe arancioni in stile fidanzato di Bridget Jones sbatte terribilmente con le occhiaie giallastre. E non mi scandalizza che una giovane leader politica affronti questi temi apparentemente voluttuari su una prestigiosa rivista di moda. Il problema è che quella di Elly Schlein a «Vogue» non era un’intervista qualsiasi. Era la prima da segretaria del Pd, per di più alla vigilia della Festa del Lavoro, un tempo «core business» della ditta. E per la sua prima uscita pubblica, quella che dà il tono di una leadership, mi sarei aspettato una conversazione sul salario minimo, o una di politica estera con i quotidiani stranieri, oppure una sui diritti civili con qualche settimanale popolare. A scanso di equivoci, avrei provato la stessa sorpresa se il segretario del Pd fosse stato Bonaccini e avesse concesso la prima intervista a un giornale sportivo per parlare del Bologna o a una rivista di parrucchieri per indagare il senso del suo pizzetto. Oltre a quelli dell’armocromista, a Schlein potrebbero far comodo i consigli di un cromista della comunicazione o, meglio ancora, di un friggitore di salsicce della festa dell’Unità. Con permesso, vado ad armonizzare il maglione. Non vorrei mai che scoppiasse la rivoluzione e non avessi niente da mettermi».

«Vogue e martello. Per scegliere i vestiti Elly paga la consulente da 300 euro all’ora» titola invece «Libero».

«Schlein, Vogue e la look-strategy. L’intervista diventa un caso». E’ invece il titolo scelto da «La Repubblica».

«Bandiera rossa, ma con gusto. Elly e la stilista da 300 euro all’ora». Così Il Giornale.

Infine, «La Stampa» titola «Armocromia Elly. Schlein, il trench e la sinistra».
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Non mancano poi i commenti sui social da parte dei giornalisti. Come quello di Cesare Zapperi che su Facebook scrive: «Oh Elly, Elly. La dipingevano come una ultrasinistra, bandiera rossa e centri sociali, e che cosa ti fa? La prima intervista da segretaria la rilascia alla rivista Vogue Italia, non esattamente il megafono del moderno proletariato. Ma chissà, forse è un’astuta mossa per parlare ai moderati… E poi, come se non avessero insegnato nulla i precedenti dei maglioncini in cachemire di Bertinotti e le scarpe fatte a mano e lo yacht di D’Alema (iconografia su cui hanno inzuppato il pane per anni avversari e giornali), eccola spiegare che per la cura della sua immagine si affida ad una consulente, una “armocromista” (trova l’equilibrio tra i colori), che ha un tariffario che arriva a 400 euro all’ora. Scelte politiche e personali a parte, diciamo che Schlein forse avrebbe bisogno di calibrare meglio la sua comunicazione. Così non si fa del bene».


