Prosegue lo stato di agitazione dei giornalisti di tutte le testate del Gruppo Gedi, presieduto da John Elkann. Il nuovo coordinamento dei Comitati di redazione delle testate martedì 6 dicembre ha incontrato i vertici aziendali ed editoriali dopo la cessione di due rami d’azienda di GediDigital, la componente tech che supporta i giornalisti nell’informare i lettori ogni giorno. “È stato un incontro che non ci ha visti soddisfatti“, si legge in una nota in cui i rappresentanti sindacali delle testate Gedi, rivolgendosi direttamente ai lettori, intendono informarli sulle vicende del gruppo editoriale. Fanno parte del Gruppo Gedi le testate La Repubblica, La Stampa, Il Secolo XIX, Huffington post, Gedi visual, Il Piccolo, Messaggero Veneto, Sentinella del Canavese, Il Mattino di Padova, La Gazzetta di Mantova, La Provincia Pavese, La Tribuna di Treviso, La Nuova di Venezia e Mestre e Il Corriere delle Alpi.
“La cessione ad Accenture – prosegue il comunicato sindacale – è stata presentata come una partnership per aumentare il potenziale tecnologico del gruppo. Siamo troppo abituati a scrivere di esternalizzazioni per crederci a occhi chiusi. Senza contare che i colleghi, oggi in sciopero, saranno costretti a cambiare azienda senza mantenere il loro contratto grafico editoriale ma passando a quello dei metalmeccanici. Modalità e tempi ci sembrano sbagliati, così come l’idea di cedere il nostro know how».
Per i giornalisti, inoltre, “particolarmente inaspettata e criticabile è stata la scelta aziendale di non illustrare un piano industriale trincerandosi dietro all’incertezza del momento”.
“Nessuna azienda – sottolineano – procede senza piano e sulla mancata comunicazione abbiamo intenzione di approfondire con la Fnsi possibili reazioni: informare le rappresentanze sindacali è doveroso. Infine nel corso dell’intero incontro mai si è parlato di potenziamento degli organici e le notizie sembrano essere sparite dal tavolo, sostituite da contenuti di tipo non giornalistico più vicine all’infotainment”.
“Il nostro futuro – concludono – lo immaginiamo ricco di prodotti giornalistici di qualità, non di contenuti più legati al marketing. I Cdr di tutte le testate del gruppo mantengono perciò lo stato di agitazione”.


