
Viktoriia Roshchyna, giornalista ucraina di 27 anni, è deceduta durante la prigionia russa dopo essere stata catturata nei territori occupati nel 2023, mentre lavorava come giornalista.
Le torture durante la prigionia in Russia
Secondo quanto riferisce l’Ansa, il suo corpo sarebbe stato restituito alla famiglia solo due anni dopo, nel febbraio scorso. Un cadavere mummificato sul quale sono rimasti i segni di tortura, senza alcuni organi interni. A realizzare l’indagine, nella denuncia di Kiev, sono state le autorità ucraine, mentre a raccontare per prima la vicenda è stata Ukrainska Pravda, la testata per la quale la reporter ucraina lavorava come freelance.
Il lavoro di Viktoriia Roshchyna nei territori occupati dell’Ucraina
La giornalista è scomparsa il 3 agosto del 2023 nei territori occupati che aveva raggiunto, per realizzare un reportage, il mese precedente. Un anno dopo, nel maggio 2024, la Russia ha ammesso per la prima volta di averla arrestata e il 10 le autorità ucraine hanno confermato che la donna era morta mentre era in custodia russa. Al momento della restituzione, il corpo era etichettato con il numero 757, con la dicitura “maschio non identificato”.
Il Progetto ‘Viktoriia’ di Ukrainska Pravda
L’Ukrainska Pravda, testata per la quale lavorava, con Forbidden Stories ha lanciato l’iniziativa internazionale ‘Progetto Viktoriia‘, con il coinvolgimento di organi di stampa di tutto il mondo, tra cui Guardian, Washington Post, Le Monde, Der Spiegel, per indagare sulle circostanze della prigionia di Roshchyna e sugli ucraini tenuti prigionieri in Russia.

