Clamoroso all’Odg Lombardia: votazioni da rifare? Martedì il Consiglio Nazionale discute il ricorso del presidente uscente Galimberti

Il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti martedì 7 e mercoledì 8 giugno si riunirà a Roma per discutere e approvare interessanti argomenti all’ordine del giorno. Particolare importanza assume il ricorso sulla regolarità dello svolgimento delle elezioni a Milano e in Lombardia. Il ricorso era stato presentato dal presidente pro tempore Alessandro Galimberti per presunte irregolarità sulle modalità di svolgimento delle elezioni che si sono tenute a fine ottobre 2021. Elezioni che si sono svolte sia online sia in presenza all’Hotel Hilton di Milano. Tuttavia, restano tanti dubbi sull’esito del voto finale del 3 e 4 novembre. Il ricorso del presidente Galimberti verte anche sui sorprendenti risultati del ballottaggio. C’è molta attesa per questa decisione perché, qualora il reclamo venisse accolto, l’attuale esecutivo verrebbe ribaltato sia per quanto riguarda l’Ordine nazionale sia per l’ordine regionale della Lombardia. Per quanto riguarda il consiglio nazionale infatti gli 8 consiglieri (7 professionisti e un pubblicista) eletti in Lombardia potrebbero fare cambiare presidenza ed esecutivo. 

Interessante a questo proposito è un commento del giornalista Enrico Fedocci, inviato speciale del Tg5, pubblicato su Facebook (qui il link con il post completo: https://www.facebook.com/677246536/posts/10157845319056537/).

Ha scritto Fedocci: “Il voto fisico, con un’alleanza politica dell’ultim’ora tra Gallizzi e Galimberti, ha confermato che i due si sono sostenuti vicendevolmente, conquistando entrambi i primi posti del voto in presenza: Galimberti primo assoluto, Gallizzi secondo con un distacco minimo dal primo. Chi era in testa al primo turno si è ritrovato nelle retrovie con due consiglieri risicati, la seconda lista in vantaggio ha conquistato gli altri due consiglieri. Totale sei professionisti. I tre pubblicisti del regionale, come tradizione, sono andati a Gallizzi: 3+2 uguale 5. Sorrisi cauti alla fine dello spoglio in presenza, la previsione di Gallizzi che centra le sue aspettative espresse ad urne chiuse prima dello spoglio. Io che avevo dato una mano ai due, favorendo anche il dialogo tra loro alla vigilia del voto, ero molto soddisfatto: mi ritrovavo sia sulla presenza al seggio di chi mi aveva promesso il voto, sia per chi, precedentemente – dribblando tra quote non pagate, comunicazione di PEC et similia, aveva espresso la preferenza per la componente che sostenevo, anche online. Ieri verso l’una di notte l’incrocio tra il voto fisico e quello “digital” e il ribaltamento totale della situazione. Nessuna coerenza tra le due votazioni, come se gli elettorati fossero distinti e la campagna elettorale fosse stata fatta da persone diverse. Invece il bacino era lo stesso, i candidati pure, così come le telefonate fatte per cercare voti. Quindi, dal mio punto di vista, non c’è coerenza tra uno spoglio e l’altro. Un tempo i primi blocchi svolgevano funzione di proiezione sull’intera votazione. Oggi un quarto del voto – che è davvero un bel campione statistico – è stato ribaltato in maniera incomprensibile. Non c’è alcuna coerenza. Detto questo: buon lavoro agli eletti. Non sarebbe male se si tornasse al voto fisico e spero che loro stessi se ne siano resi conto. I votanti sono rimasti gli stessi delle elezioni precedenti. Non uno in più. Già, forse da casa è un po’ più comodo. E se non hai voglia di votare puoi pure mandare le credenziali a chi ti ha chiesto il voto. Che votassero loro al posto tuo, tanto la password ce le hanno e un cellulare della mamma, della nonna, dei figli si trova sempre per il codice di verifica. Con il voto in presenza, invece, lo scrutatore vede l’elettore in faccia, lo identifica, chi fa campagna elettorale magari cerca anche di convincerlo a cambiare idea, ma da casa non si può e non si deve votare. La volontà popolare è una cosa seria. Mica il televoto del Grande Fratello. Che nostalgia di quando Franco Abruzzo scriveva “salvate il soldato Abruzzo” per liberare l’Ordine dai mercanti nel Tempio e ci riusciva pure… “Bene, bene” diceva camminando tra l’ingresso del seggio e il bar distribuendo gli ultimi volantini. Quando vedeva i suoi elettori tornare a dargli fiducia ne gioiva. Uno ad uno, in presenza, strappando i colleghi al tempo libero e alle proprie famiglie. Ora no: nessun problema se dalla votazione in presenza esci con una manciata di voti. Chissà che la “Provvidenza digitale” non arrivi con centinaia e centinaia di preferenze in più. E senza neanche un’alleanza dell’ultim’ora che le giustifichi”.