Vent’anni fa ci lasciava improvvisamente, all’età di 44 anni, il giornalista professionista Daniele Vimercati, creando un vuoto profondo tra i giornalisti di Milano e della Lombardia. Daniele è stato per tutti noi un mitico “Diretur”, bravo, buono, stimato ed apprezzato. Il suo amico Pier Carlo Capozzi, giornalista pubblicista, lo ha voluto ricordare con un toccante post su Facebook. Il collega Cesare Zapperi, giornalista professionista, redattore politico al Corriere della Sera, ha voluto riprendere quanto scritto e, sempre sui social, ha approfondito, in punta di penna, il ritratto di Daniele Vimercati. Ecco il testo:
“Uno struggente post di Pier Carlo Capozzi ci ricorda che oggi sono vent’anni dalla morte improvvisa di Daniele Vimercati, scomparso a soli 44 anni nel pieno di una crescita professionale che lo aveva portato ad essere uno dei più affermati giornalisti politici italiani. Ai più giovani, anche tra i colleghi, il suo nome dirà poco o nulla. Daniele aveva fatto la gavetta a L’Eco di Bergamo di don Spada prima di passare sotto l’ala di Indro Montanelli al Giornale. Qui aveva mostrato un fiuto politico sopraffino individuando e cercando di far comprendere a tutti le potenzialità di quel fenomeno di Umberto Bossi e della Lega Lombarda. Per l’attenzione mostrata verso il Senatur, Vimercati si era guadagnato l’appellativo di suo biografo. Ma Daniele, l’ho constatato di persona in tante occasioni (a Pontida come a Ponte di Legno), era uomo libero e indipendente (per un anno diresse appunto anche L’Indipendente), aveva con Bossi un rapporto molto dialettico. Di grande curiosità, umana prima che politica, che non gli vietava di avere burrascosi confronti con l’Umberto. Di idee autenticamente liberali, coglieva nel leghismo della prima ora (chissà cosa avrebbe pensato di Salvini) una forza in grado di mettere a soqquadro un sistema politico mummificato. Dal Giornale passò alla direzione di Telelombardia dove fece di Iceberg, il suo talk show del lunedì sera, una delle trasmissioni politiche più seguite. Perché Daniele con il suo stile arguto, con il tono sardonico del furbacchione sapeva far cadere nel sacco anche i politici più esperti. I suoi toni e modi da gran borghese erano molto diversi da quelli a cui ci siamo ormai abituati. Anche se ormai lanciatissimo, Daniele aveva conservato solide amicizie in Bergamasca. Anzitutto, per quello che considerava il suo “maestro”, Franco Rho. E poi per un ristretto manipolo di colleghi: da Pierluigi Saurgnani a Francesco Battistini fino al sottoscritto che pochi mesi prima della sua scomparsa si vide offrire un contratto a Telelombardia. Non fu possibile incrociare le strade professionali (ero già “impegnato” con il Corriere), ma ho sempre considerato la stima di Vimercati con grande orgoglio. Era l’inizio di marzo 2002 l’ultima volta che ci sentimmo. “Non sto bene. Ho un po’ di febbre, ci sentiamo tra qualche giorno e organizziamo un pranzo con gli amici” mi disse. Passarono venti giorni di silenzio assoluto. Poi mi arrivò una telefonata di un collega del Corriere: “Lo sai che è morto il tuo amico Vimercati?”. Fu uno choc tremendo, un dolore che vent’anni dopo riaffiora lancinante e inconsolabile”


