“Sotto la tenda facevamo l’amore”. Il cronista Paolo Zerbini ricorda il sequestro in Sardegna di Dori Ghezzi e Fabrizio De Andrè

Milano, 26 dicembre 1979, Dori Ghezzi mi apre la porta di casa, con lei c’è Fabrizio De Andrè. Sono appena arrivati dalla Sardegna, liberati dai sequestratori il 20 e 21 dicembre, dopo 117 giorni di tremenda prigionia in montagna. Li avevano portati via,il 27 agosto, dalla loro casa di Tempio Pausania. Maurizio Costanzo direttore del quotidiano l’Occhio (Rizzoli, unico esperimento Tabloid) aveva ottenuto la prima intervista.in esclusiva. Aveva mandato me, cronista scafato. “Sono genovese, sono dell’Occhio” gli dico e lui pronto, dissacrante “Si l’oggiu du cu“. Poi si fa serio “Credevamo di morire- mi dice con Dori – le catene, il freddo, la fame, la disperazione per il riscatto che non arrivava” raccontano. “Ma ci ha salvato l’amore. Proprio l’amore fisico, perché dopo un mese i banditi ci hanno lasciato lunghi momenti di intimità. Così sotto la tenda, facevamo l’amore, e questo ci ha dato la forza di resistere”.

Maurizio Costanzo, direttore de l’Occhio e Fabrizio De Andrè con Dori Ghezzi

Ecco, è il titolo a doppia pagina. C’era dentro tutto il dramma del sequestro. I banditi avevano chiesto 2 miliardi di riscatto, otterranno 550 milioni e 12 condanne (10 sequestratori toscani e sardi e due fiancheggiatori).
De Andrè al processo disse che li capiva, ma che era un delitto odioso. Aveva pagato suo padre Giuseppe De Andrè, potente presidente dell’Eridania Zuccheri, e vice sindaco di Genova. Fabrizio, nel 1981 gli renderà parte dei soldi, coi proventi della canzone Hotel Supramonte, storia poetica del sequestro.

Fabrizio De Andrè durante il processo e sopra Il casolare dove erano tenuti sequestrati

Il 13 febbraio del 1999 c’erano 10 mila genovesi, a dirgli addio dentro e fuori dalla Chiesa di Carignano. Ho faticato a raccontare, stavolta per la Rai. C’erano Dori, Luvi, la loro figlia e Cristiano. L’altro figlio. Oggi nella tomba di famiglia, che si incontra a sinistra, appena dentro a Staglieno, c’è ancora la chitarra, ma è sparita la maglia del suo Genoa che lo aveva accompagnato nell’ultimo chilometro. Chissà perché, visto che Faber, continua a tifare per il suo Grifo.

Paolo Zerbini