Ricordiamo Walter Tobagi esempio del giornalismo migliore

Per i giornalisti lombardi il 28 maggio è una data di memorie e di riflessioni. In quel giorno, quarantaquattro anni fa, veniva assassinato Walter Tobagi da una commando di giovani terroristi rossi, la Brigata 28 marzo. Aveva 33 anni, e da più di un decennio era protagonista del giornalismo milanese. Aveva lavorato per l’Avanti!, l’Avvenire, il Corriere di Informazione ed era adesso al Corriere della Sera, inviato di prestigio per avvenimenti di politica, società, cronaca giudiziaria. Era anche presidente dell’Associazione Lombarda dei Giornalisti, il sindacato di categoria. Un incarico non onorifico, ma di pieno impegno.

Walter Tobagi

Oggi persino chi li ha vissuti fatica a ripensare ai nostri “anni di piombo”, quando le parole d’odio si trasformavano in aggressioni, agguati, assassini e ferimenti. Tobagi conosceva il rischio e la paura: ne scrisse nei suoi diari, concludendo che il dovere verso la famiglia, la società, e il mestiere di giornalista gli imponeva di andare avanti; non rinunciare al proprio ruolo di testimone e interprete dei fatti.

Nel volantino di rivendicazione, i giovani aspiranti brigatisti che lo freddarono sotto casa sua lo definivano “terrorista di stato”. Assurdo per una persona di carattere mite, pacata anche se ferma nelle proprie convinzioni. Era certamente un buon cittadino, ma la sua missione era quella di conoscere per capire e spiegare. Nessun pregiudizio, nessun proclama nelle parole e negli scritti.

Proprio il suo atteggiamento non ideologico, come diremmo oggi, lo trasformò in un nemico pericoloso del terrorismo, che sperava di provocare un confronto estremo, armato e sanguinoso, tra lo stato e gli aspiranti rivoluzionari.

Quel disegno è fallito perché hanno prevalso i Tobagi. E la sua lezione è utile per cittadini e soprattutto giornalisti: impegnarsi in un mestiere che è importante perché indispensabile alla democrazia. Sapendo che la libertà di stampa è forte nei principi, ma continuamente insidiata e minacciata. E dunque deve essere difesa ogni giorno

Marco Volpati