Intelligenza artificiale: qual è il limite per l’impatto sull’informazione e dunque sui meccanismi di consenso nella società, che influiscono sulla stessa democrazia? Un tema cruciale, affrontato nel dibattito a molte voci che, nell’ambito del Festival dell’economia di Trento, ha riempito la sala della Fondazione Caritro per il panel promosso in collaborazione con il sindacato dei giornalisti del Trentino-Alto Adige e la Fnsi.
Una tavola rotonda, moderata da Rocco Cerone, segretario del sindacato regionale dei giornalisti, che ha visto la partecipazione del padre francescano Francesco Patton, custode di Terra Santa e giornalista, di Cosimo Accoto, filosofo esperto di “tech” in forza al MIT di Boston, i docenti dell’università di Bolzano Federico Boffa e Francesco Ravazzolo, che con il sindacato collaborano sui temi dell’innovazione, nonché il rettore del Politecnico di Torino Francesco Profumo e la segretaria generale Fnsi Alessandra Costante.
«Le regole – esordisce Cerone – sulle quali l’Europa ha cominciato a muoversi con decisione rispetto invece agli Stati Uniti, sono un aspetto centrale in rapporto all’impatto dell’intelligenza artificiale nella società. Il nostro obiettivo come giornalisti è perseguire la tutela dell’informazione, vitale per la democrazia, e del lavoro che vi è connesso. Mantenendoci aperti all’innovazione, ma sapendo che la tecnologia deve aiutare, non sostituire l’uomo, specie il giornalista, essere umano pensante che fotografa e analizza la realtà. Questo è un tema che riguarda l’intera comunità, dall’informazione passa la democrazia».
Ad aprire gli interventi – come riporta il sito della Fnsi – i due professori bolzanini. Per Federico Boffa, docente di Economia industriale e political economy, il compito dell’economia come scienza e degli economisti è fornire un contributo affinché l’opinione pubblica comprenda e accetti l’innovazione, aiutando nella creazione di governance e regole per minimizzare impatti negativi degli effetti dell’AI, dal tessuto occupazione agli altri ambiti. «Come università – ragiona – dobbiamo aiutare a sviluppare un dibattito serio, spiegare quali sono i pericoli ma anche le opportunità, e come si agisce per minimizzare i rischi a vantaggio di tutti e del progresso».
Alessandra Costante, segretaria generale Fnsi, in videocollegamento, apre nelle conclusioni ad una «sfida positiva nei confronti dell’intelligenza artificiale e del suo utilizzo, per un impatto favorevole sul lavoro giornalistico e più in generale sull’informazione e gli effetti su opinione pubblica, consenso, democrazia. L’utilizzo dell’intelligenza artificiale deve avere regole e limiti chiari. Sì, dunque, all’AI nell’informazione – ribadisce – purché sia governata dai giornalisti, a garanzia dei cittadini».
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