Quando nei titoli dei giornali si usavano gli articoli determinativi. Intervento di Fabrizio Binacchi

Nella foto Fabrizio Binacchi

Con un nostalgico post pubblicato su Facebook il giornalista Fabrizio Binacchi, caporedattore centrale del Tgr Lombardia, ricorda i tempi in cui i quotidiani venivano “confezionati” nei minimi dettagli e conservati come se fossero dei documenti storici. “Si usavano ancora gli articoli determinativi – sottolinea il collega nel suo intervento-. Si usavano le frasi complete in italiano. C’era spazio per il dettaglio“.

Pubblichiamo integralmente il suo post:

Allora, la storia da raccontare sarebbe lunga ma visto che fa caldo e abbiamo bisogno di sintesi, cercherò frasi co(i)ncise e parole croccanti. Oggetto della storia: il giornale quotidiano. Proprio lui: il giornale di carta stampa e piegata. Vi prego: trattatelo bene, almeno come il fazzolettino che tenete in tasca, pur avendo ben altra funzione. Pensate quanta gente ha lavorato per darvi un giornale! Distributori, giornalisti, tecnici, operai, pubblicitari, specialisti di rotativa, grafici di trasparenza, inchiostratori, titolisti, piegatori, impacchettatori, pittori, vignettisti e via elencando. Usatelo con rispetto questo giornale. Sfogliatelo con cura, abbiate attenzione di apprezzare anche l’incorniciato di mezza colonna, il titolino su due, giratele con gusto queste pagine, fatevi sorprendere dal titolo di esteri o di economico come se fosse una caccia al tesoro. Ecco: il giornale quotidiano è un tesoro. Piccolo o grande, generale o provinciale, internazionale o di territorio. Non avevamo paura di cominciare a leggere un pezzo a quattro colonne alto come una cattedrale. Oggi se son più di trecento parole abbiamo paura di perdere tempo.

Da giovane ho avuto la fortuna di lavorare in una tipografia novecentesca, si direbbe oggi, tra piombo, grembiuli grigi sporchi di inchiostro, telai e clisciografi. Nove colonne e altezza standard per quei decenni: ci stavano 10 pezzi solo in prima pagina. La copia del giornale si piegava in quattro. E mi faceva angolo sullo scrittoio: il titolo lungo, le foto che macchiavano le mani, articoli che cominciavano e finivano in prima e ti sentivi a posto. “Il governo Colombo va verso la crisi”. Si usavano ancora gli articoli determinativi. Si usavano le frasi complete in italiano. C’era spazio per il dettaglio. Piegavo il Corriere o la Gazzetta, Il Giorno come fossero ogni giorno documenti storici, quasi reperti per quelle 24 ore. E li conservavo. Un giorno, anni Ottanta, un mio pezzo sul Giorno era finito con lancio in prima e nome in evidenza. Pensavo di metterlo sotto teca. Quanto è bello un quotidiano fatto bene. Trattiamolo bene!!! Lo so, sono un vecchio nostalgico, e allora?