“Guai a dimenticare che la nostra categoria è sempre più affollata da colleghi che non percepiscono una lira, che vivono in piene condizioni precarie, che non vengono pagati per come si dovrebbe dai vari editori e che, nella migliore delle ipotesi, guadagnano 5 euro a pezzo”.
Lo scrive in una nota, diffusa da Prima Pagina News, il Gruppo Gino Falleri Giornalisti – Giornalisti 2.0 in merito all’attuale difficile situazione economica di molti colleghi che devono fare i conti con il ‘pugno duro’ degli Ordini regionali dei Giornalisti i quali ‘minacciano’ di cancellare dall’albo gli iscritti in arretrato con il pagamento della quota annuale. E’ il caso, per esempio, dell’Odg Lombardia dove il neo presidente ha fatto recapitare, tramite pec, ai giornalisti ‘morosi’ la comunicazione di avvertimento di imminente eliminazione dall’elenco dell’Ordine. La vicenda è stata portata alla luce proprio dalla Voce dei Giornalisti.
“Non è più come una volta – sottolinea il Gruppo Gino Falleri – quando, tra editori, collaborazioni e ammortizzatori sociali di alto profilo, la categoria poteva definirsi privilegiata. Oggi tutti noi abbiamo a che fare con una realtà finanziaria diversa, e quindi qualche ulteriore riflessione sulla vita degli Ordini andrebbe fatta. La prima cosa che ci viene in mente sono le quote dell’Ordine regionale. Perchè se un collega si iscrive a settembre-ottobre deve pagare l’intera quota di iscrizione? Sarebbe più giusto, secondo noi, che la somma totale venga suddivisa per mesi, e che alla fine chi si iscrive il 1° dicembre dell’anno debba pagare soltanto un dodicesimo del tributo dovuto per un intero anno solare”.
“Chiederemo – aggiungono i rappresentati del Gruppo – ai nostri colleghi Rossi, Biancospino e Lozzi, per quanto riguarda il Consiglio regionale del Lazio, di presentare, nel corso della prima riunione utile dell’Ordine di Roma, una proposta in tal senso, in modo da tutelare i tanti giornalisti pubblicisti che saranno iscritti nei prossimi mesi, da settembre a dicembre. Ma chiederemo anche che vengano ridotte le spese di segreteria necessarie e oggi richieste per un semplice certificato di iscrizione all’albo in carta semplice. Il costo per ogni iscritto è di 10 euro. Troppo per noi. Soprattutto se si pensa che, essendoci marche da bollo e altre tasse aggiuntive, il costo di fotocopia non va oltre i 10 centesimi”.
“Non più 10 euro – concludono – dunque ma almeno la metà, come forse sarebbe auspicabile un più generale risparmio del nostro patrimonio e una gestione forse leggermente diversa anche per quello che percepiscono ogni mese i vari consiglieri”.
Foto da Prima Pagina News


