Tensione, senso di logoramento, ritmi frenetici, squilibrio tra lavoro e vita privata. Ma anche disagio e malessere legati agli orari prolungati e alla sedentarietà tipica delle attività alla scrivania e al pc. A fare il punto sulle principali preoccupazioni che caratterizzano la vita da giornalista in redazione è ‘Breaking news’, indagine promossa dall’Osservatorio salute e sicurezza sul lavoro di Casagit Salute, curata da Andrea Artizzu, Giorgio Pacifici e Tiziana Sapienza, i cui risultati sono stati presentati ieri, mercoledì 19 giugno 2024, all’Assemblea dei rappresentanti dei soci.
Lo studio – come pubblica il sito della Fnsi – rientra nell’ambito del protocollo di collaborazione tra Casagit Salute e Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi (Cnop), che ha analizzato i dati raccolti assieme a ricercatori dell’Università di Bologna.
Ampia la partecipazione all’indagine: dopo i focus group e le interviste, sono stati compilati dai giornalisti 1.910 questionari. L’età media del campione è 50 anni, circa un terzo tra 55 e 65 anni. La maggior parte ha un contratto a tempo indeterminato (87%), il monte ore medio si attesta sulle 45 ore, ma ben il 35% dichiara di lavorare tra le 50 e le 60 ore alla settimana.
Gianfranco Giuliani, presidente di Casagit Salute, ha sottolineato: «Oltre a ottenere una fotografia scientificamente validata su scala nazionale, lo studio offre indicazioni utili per elaborare suggerimenti e proposte di prevenzione, da attuare in collaborazione con la categoria e le parti sociali. Vogliamo creare uno spazio di lavoro comune, per una strategia di promozione della salute e del benessere mentale più efficace e ampia possibile, rivolta alla categoria nel suo complesso. Rientrano in questo perimetro d’azione la collaborazione al progetto sui giornalisti freelance ideato dalla collega Alice Facchini ‘#ComeTiSenti: giornalisti mai più senza rete’, la convenzione sottoscritta nel 2022 con il Cnop (che prevede una scontistica per le prestazioni psicologiche), e il raddoppio del sostegno psicologico per chi lavora da inviato nei teatri di guerra».


