Annunciati i vincitori della XXII edizione del Premio giornalistico internazionale Marco Luchetta. Istituito dalla Fondazione Luchetta-Ota-D’Angelo-Hrovatin il Premio è riservato a giornalisti e fotografi che, con il loro lavoro sul campo, raccontano la difficile tematica delle violenze e delle sopraffazioni sulle vittime più indifese, i bambini.
I vincitori nelle 7 categorie del Premio giornalistico internazionale Marco Luchetta
Sette le sezioni del Premio e per ciascuna la giuria presieduta da Marco Damilano, conduttore de ‘Il cavallo e la torre’, programma di approfondimento quotidiano di Rai Tre ed editorialista di Domani, ha votato il lavoro migliore tra le decine candidate.
Nella categoria TV News, il riconoscimento va a Marina Sapia, caporedattrice esteri per Rai Direzione editoriale, che per In Mezz’ora, Rai3, ha firmato ‘Mani nude‘, indagine realizzata sotto copertura nelle miniere illegali di cobalto nella Repubblica democratica del Congo, dove bambini scavano a mani nude materiale tossico.
Per la categoria Radiofonia vince Gianluca Diana, giornalista freelance per radio e carta stampata, con grande esperienza di documentarista con audio reportage da Africa, Americhe e Medio Oriente. Con ‘Africana soap, i bambini della soda‘, andato in onda per RSI Rete Due, racconta le gravissime ripercussioni sulla salute dei bambini che in Sierra Leone entrano in contatto con la soda caustica usata per la lavorazione del sapone.
Nella categoria Stampa italiana, Raffaella Calandra, inviata de Il Sole 24 ore e conduttrice per 15 anni su Radio24 della trasmissione d’inchiesta ‘Storiacce’, si aggiudica il primo posto con ‘Mai così tanti ragazzi in carcere. Affollati anche gli istituti per minori‘, reportage, per Il Sole 24 ore, sui minori detenuti con già un pesante passato e una lunga pena da scontare.
Il premio Rotta Balcanica va ad Alessia Candito, redattrice di Repubblica, per cui scrive di Mediterraneo, migrazioni e frontiere geografiche e sociali. Con ‘I fantasmi della rotta balcanica‘, pubblicato su La Repubblica, ha documentato la reale entità dei flussi migratori, spiegando come non siano diminuiti, ma abbiano invece trovato vie più nascoste e pericolose, e come i sequestri a scopo estorsivo siano diventati una nuova minaccia.
Nella categoria Reportage vincono Chiara Avesani, giornalista e regista, con incarichi nei programmi Rai come Il fattore umano, Report e Presa Diretta, e Matteo Delbò, regista, direttore della fotografia e Premio David di Donatello con il cortometraggio Monna Lisa. Il loro documentario ‘Leaving Gaza‘ testimonia come chi ha lasciato Gaza in realtà non abbia mai reciso il legame con la Striscia.
Nella categoria Stampa internazionale si aggiudica il premio Lorenzo Tondo, corrispondente internazionale per The Guardian, per il quale ha documentato fin dall’inizio la guerra in Ucraina e il conflitto tra Israele e Hamas. Con Malak A Tantesh, da Gaza, ha pubblicato su The Guardian ‘One afternoon in gaza, two families tragedies: the childhoods cut short story by Israeli airstrikes‘, racconto degli ultimi momenti di vita di un gruppo di bambini uccisi a Gaza a poche ore di distanza e a pochi chilometri gli uni dagli altri.
Nella categoria Fotografia si aggiudica il premio lo scatto di Haitham Imad ‘La guerra in prima persona‘, pubblicato su Io Donna. Fotoreporter palestinese con base a Gaza, dove lavora per l’European Pressphoto Agency, si è affermato come una delle voci più autorevoli nel raccontare la crisi umanitaria, gli sfollamenti e le conseguenze del conflitto nella regione.
La storia del Premio giornalistico internazionale Marco Luchetta
Il Premio giornalistico Internazionale Marco Luchetta nasce nel 2004, nel decimo anniversario dalla tragica morte dei primi inviati RAI a perdere la vita in missione di lavoro: il giornalista Marco Luchetta, Alessandro Ota e Dario D’Angelo, della sede Rai di Trieste, uccisi a Mostar Est nel gennaio del 1994 mentre stavano realizzando uno speciale TG1 per proporre i bambini vittime della guerra balcanica quali candidati al premio Nobel per la pace e, solo due mesi dopo, un altro operatore triestino, Miran Hrovatin, assassinato in Somalia assieme alla giornalista Ilaria Alpi. Ad istituire il Premio Luchetta, la Onlus triestina Fondazione Luchetta Ota D’Angelo Hrovatin, nata all’indomani dei tragici fatti di Mostar e Mogadiscio proprio per accogliere e curare i bambini vittime delle atrocità del conflitto balcanico.


