Pier Carlo Capozzi ricorda con un post su Facebook il direttore dell’Eco di Bergamo Gino Carrara, scomparso lo scorso 27 giugno

Eravamo in tanti a salutare nella sua Nembro per l’ultima volta Gino Carrara, colonna de L’Eco di Bergamo di cui fu direttore tra il 1989 e il 1995, subito dopo don Andrea Spada. C’erano soprattutto, oltre alla comunità nembrese, tante figure di quel giornale che nel suo periodo conquistò il record di copie vendute. Giornalisti, tipografi, stenografi, collaboratori, tutti legati indissolubilmente al mondo di quegli anni, dove capitava di fare una partita a scopone scientifico, di notte, in attesa delle prime copie dalla tipografia. Gino Carrara è stato un buon direttore che, superati gli stereotipi dei viaggi in bicicletta e del tratto-pen, era completamente a disposizione del giornale, di cui disegnava già diverse pagine nel primo pomeriggio. Era umilissimo, fin troppo, e molto attento alle esigenze di tutti.

Inutilmente mio padre rinnovava l’invito perché venisse a gustare un Risotto da noi in Città Alta.

Ricordo con tenerezza che intervenne per alleviarmi un’ingiustizia che mi era stata rifilata da chi mal sopportava che un semplice collaboratore potesse avere lo spazio che meritava. E lo fece con lo spirito del direttore che non ammetteva soverchierie targate “nonnismo da caserma”. Grazie, direttore Carrara, e non solo per quello.

La porterò sempre nel mio cuore.