Il New York Times si schiera contro l’intelligenza artificiale. Nella nuova politica di uno dei più prestigiosi quotidiani al mondo i giornalisti devono comunicare chi sono, cosa hanno fatto e quali sono state le loro esperienze lavorative. Chi legge deve sapere con chiarezza chi è l’autore di ogni articolo. Di recente il personale del business del New York Times ha ricevuto una mail con scritto: “La testata ritiene che sia particolarmente importante evidenziare l’aspetto umano del nostro lavoro, poiché la disinformazione e l’intelligenza artificiale generativa proliferano. I lettori tendono a cercare informazioni su un giornalista nei momenti di dubbio o agitazione: quando incontrano un punto di vista che non gli piace nei nostri reportage, o percepiscono inesattezze o pregiudizi. In questi momenti, le biografie possono svolgere un ruolo importante nell’assicurare ai lettori che siamo imparziali, impegnati a mantenere un elevato standard di integrità e liberi da conflitti di interessi”. La mossa quindi è quella di contrastare l’intelligenza artificiale, trasmettendo l’umanità e la professionalità di chi scrive. Al New York Times la fiducia del lettore è sempre stata al primo posto. E, dunque, le biografie sono in linea con quanto sempre dichiarato: l’importanza del rapporto tra giornalisti e pubblico, il senso di raccontare il lavoro che c’è dietro ad un pezzo, la responsabilità di metterci il nome, lì dove non è possibile anche la faccia.
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