L’Ordine dei Giornalisti della Lombardia e i referenti territoriali senza poteri

All’Ordine dei Giornalisti non si fanno mancare nulla. Dopo il tentativo (bocciato due volte dal Ministero della Giustizia) del Consiglio Nazionale Odg di modificare l’articolo 34 della legge 69/1963, quello che riguarda l’accesso alla professione, ora l’Ordine regionale della Lombardia, presieduto da Riccardo Sorrentino ha deciso di dare vita alla rete di referenti territoriali. Si tratta di alcuni colleghi, nominati con una delibera approvata durante l’ultima riunione del Consiglio Odg Lombardia. E che resteranno in carica fino al 31 dicembre. Ma come si legge sul sito dell’Odg Lombardia queste nuove figure,“non rappresentano l’Ordine sul territorio”. Tale compito resta riservato al Consiglio. 

A cosa servono allora i referenti territoriali (che sono stati assegnati solo alle province di Como, Cremona, Mantova, Pavia, Sondrio e Varese)? Principalmente hanno tre funzioni: 1) fungere da punto di contatto per la raccolta di suggerimenti, segnalazioni, proposte e opportunità relative all’attività dell’Ordine regionale da parte di altri giornalisti, cittadini e da tutte le diverse articolazioni della società civile presenti sul territorio; 2) promuovere la professione di giornalista, facendo leva sul radicamento sul territorio di competenza e sulle conoscenze maturate in loco; 3) sostenere lo sviluppo di uno spirito di collaborazione tra giornalisti, favorendo e organizzando momenti di incontro, condivisione, formazione e diffusione della cultura giornalistica all’interno e all’esterno della comunità professionale. Come se il giornalismo potesse riacquisire credibilità solo facendo opera di convincimento sui colleghi dei vari territori provinciali e andando in giro ad affermare “quant’è bello il giornalismo”. Una sorta di effetto placebo che, in sostanza, serve a ben poco.

“La fiducia nella professione – afferma in una nota il Movimento Liberi Giornalisti, gruppo della categoria rappresentato anche all’Ordine – non si riconquista di certo con l’introduzione di queste figure, la cui funzione, tra l’altro, non ha alcun valore legale. Non possono essere la soluzione ai tanti problemi del giornalismo. Si deve tornare ad un’informazione di qualità e, soprattutto, contrastare il dilagante precariato. Sono tanti i colleghi sfiduciati che vivono questa professione nell’incertezza e senza il giusto riconoscimento economico a causa di contratti inadeguati che non tutelano la categoria. Anche nell’ambito della professione giornalistica serve approvare una legge sull’equo compenso per garantire ai tutti i colleghi la stessa dignità. L’Ordine, dal canto suo, ha il compito di garantire la qualità del lavoro degli iscritti, sopratutto quelli precari, il loro rispetto della deontologia, ma anche i loro diritti. Sono questi , caro Presidente Sorrentino, i temi da affrontare in maniera concreta per restituire rispettabilità al nostro mestiere”.