Giorgio Forattini, addio al vignettista che portò la satira in prima pagina

Per oltre vent’anni le sue vignette hanno occupato lo spazio che nei quotidiani spetta agli editoriali: la prima pagina. Giorgio Forattini è morto a Milano all'età di 94 anni

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È morto a Milano Giorgio Forattini, 94 anni, il vignettista che più di ogni altro ha intrecciato satira e giornalismo nell’Italia repubblicana. Per oltre vent’anni le sue vignette hanno occupato lo spazio che nei quotidiani spetta agli editoriali: la prima pagina. Un modo di “fare cronaca” con il disegno che ha segnato un’epoca e che lo ha reso popolarissimo quanto divisivo.

La carriera di Giorgio Forattini

Forattini arriva in redazione all’inizio degli anni Settanta: debutta a Paese Sera (1971), e il 14 maggio 1974 firma la vignetta sulla vittoria del “No” al referendum sul divorzio, pubblicata direttamente in apertura. Nel 1978 approda al nascente quotidiano la Repubblica, dove inventa “Satyricon”, inserto interamente dedicato alla satira, laboratorio che lancia nuove firme e sdogana il disegno come linguaggio d’attualità. Dopo una parentesi a Il Male (1979), nel 1982 passa a La Stampa, riportando la vignetta in prima pagina a cadenza quotidiana: una novità per la stampa italiana.

La satira in prima pagina

Nel 1984 torna a Repubblica ma il 1999 è l’anno dello scontro con Massimo D’Alema per una vignetta sulla “lista Mitrokhin”: la polemica porta Forattini a lasciare Repubblica, nonostante il successivo ritiro della querela. Dal 2000 torna a La Stampa, quindi passa a Il Giornale (2006–2008) e dal 2008 alle testate del consorzio QN. I suoi bersagli sono i protagonisti della Prima e della Seconda Repubblica: Andreotti, Craxi, Berlinguer, Spadolini, Pertini, D’Alema, Berlusconi. Le sue caricature entrano nell’immaginario collettivo e gli attirano querele e proteste. Celebre anche l’autodefinizione, “dopo Guareschi vengo io”, a rivendicare un posto nel pantheon della satira italiana.