In vista delle prossime elezioni per il rinnovo del Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, il dibattito sul futuro della professione si fa sempre più intenso. In un momento in cui il settore affronta sfide senza precedenti, dalla trasformazione digitale alle nuove dinamiche del lavoro giornalistico, la scelta dei rappresentanti diventa cruciale per garantire tutela, innovazione e qualità dell’informazione.
Alan Patarga, candidato al Consiglio regionale ODG Lombardia, caporedattore dell’ufficio centrale di Tgcom24 e conduttore di Studio Aperto, ha deciso di condividere con i colleghi le sue riflessioni attraverso una lettera aperta.
Di seguito, pubblichiamo integralmente la sua lettera.
Al direttore – Approfitto dell’ospitalità del direttore della Voce dei Giornalisti, Giuseppe Gallizzi, per chiarire le ragioni dell’impegno mio personale e degli amici del Movimento Liberi Giornalisti (all’interno della lista “Insieme per l’Ordine e la Fnsi”) nelle prossime elezioni per il rinnovo del consiglio regionale lombardo e di quello nazionale dell’Ordine.
Alla radice di tutto, a me pare che a un sindacato che si impegna per la salvaguardia dei posti di lavoro esistenti, l’estensione dei diritti e – speriamo – l’allargamento della base occupazionale, debba affiancarsi il prezioso lavoro di elaborazione teorica e di tutela pratica dei contenuti e delle modalità espressive di una professione che proprio in questi anni sta assistendo a trasformazioni capaci di privarla presto di senso. Salterei a piè pari la (sacrosanta) retorica sulla impossibilità di equiparare il lavoro umano, fatto di sensibilità ed esperienza e non soltanto di “tecnica”, rispetto alle pur sconfinate risorse suggerite dall’utilizzo della intelligenza artificiale. La salto perché non vorrei perdere tempo a difendere l’ovvio per soffermarmi su quanto ovvio non sembra più essere: concentrati nella lotta per la sopravvivenza della categoria, stiamo dimenticando cosa essa dovrebbe fare una volta certa di essere sopravvissuta. Anzi: cosa dovrebbe fare per evitare a monte di essere messa in discussione.
Ai colleghi, e in special modo a quelli che hanno potere decisionale (direttori, vice, capiredattori) torniamo a ricordare come un lavoro ben fatto è meglio di due fatti male. Che le esigenze di palinsesto e foliazione sono figlie ovviamente di quelle che nascono dalla raccolta pubblicitaria che tiene in vita le testate, ma che il modo di riempire scalette e giornali può fare la differenza per tutti. Un articolo o un servizio di qualità, preparato nei tempi giusti e lasciando al collega la possibilità di uscire, parlare con le fonti, fare verifiche, è senza ombra di dubbio il miglior viatico per un giornalismo capace di resistere alle temperie tecnologiche attuali e future. Chiudersi in redazione, impaginare più titoli possibile e scrivere sciattamente affidandosi alle veline e a pochi riscontri sul web è tentazione di molti, e veleno per tutti. Chi nelle testate ha capacità di dialogo con gli editori deve farsi carico di spiegare loro che chi più spende in qualità, non soltanto meno spende in termini di perdita di copie e ascolti, ma è destinato a vincere l’attuale guerra dell’editoria, tra media tradizionali, over-the-top e AI.
E’ una scommessa, questa di dare nuovamente voce ai giornalisti e dignità al loro mestiere, da giocare ovunque, certo, ma soprattutto a Roma – centro del potere politico – e ancor di più a Milano, dove un Ordine dei Giornalisti forte e coraggioso può affiancare e sostenere chi dirige i principali organi d’informazione del Paese nell’elaborare un discorso pubblico sulla qualità e sul valore – culturale, costituzionale, economico – dell’informazione. Un discorso antico e ancora terribilmente attuale.
Alan Patarga – Caporedattore Mediaset
Candidato al Consiglio regionale dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia per il Movimento Liberi Giornalisti nella lista “Insieme per l’Ordine e la Fnsi”


