Compie 90 anni Ettore Mo, il più grande inviato di guerra del Corriere della Sera

Ettore Mo. Novant’anni il primo di aprile. E non è uno scherzo. Novanta candeline per il piccolo grande uomo, Ettore Mo. Di certo per il più grande inviato di guerra che il Corriere della Sera abbia mai avuto. E come gli piaceva sottolineare: “Il Corriere toglie e dà”. E Mo al Corriere ha dato tanto, tantissimo. E di contro, seppure a scoppio ritardato (meglio tardi che mai) il Corriere lo ha poi corteggiato ed amato. Come l’ho amato io, timido ed umile cronista. Amavo il suo modo di vivere, sempre al limite. Le sue sbronze allegre e, soprattutto, i suoi racconti quando rientrava alla base, in via Solferino, dopo aver seguito una guerra o intervistato un grande del mondo. Spesso dai piani alti del Corrierone, Ettore scendeva in cronaca. Veniva a trovare alcuni amici e colleghi di merenda, ma si intratteneva volentieri con noi giovani cronisti. Che storie. Che ricordi. Come quando mi spiegò con l’innocenza di un bambino che durante il conflitto in Jugoslavia, una  decina di anni dopo la morte di Tito, lui era lì. Sotto i bombardamenti e in mezzo alle pallottole che gli fischiavano attorno. Nel suo reportage aveva scritto di aver visto un palazzo di quattro piani crollargli davanti. “Ero troppo ubriaco per poter piacere alla morte e quel palazzo aveva solo due piani. Ma io ci vedevo doppio”. Auguri grande piccolo uomo e, soprattutto, immenso giornalista.

Michele Focarete