Centotré anni fa, il 9 agosto 1920, nasceva a Lizzano in Belvedere (Bologna) Enzo Biagi, uno dei più grandi e popolari volti del giornalismo italiano del Novecento. Nel libro ‘Era ieri’ scriveva: “Ho sempre sognato di fare il giornalista, lo scrissi anche in un tema alle medie: lo immaginavo come un “vendicatore” capace di riparare torti e ingiustizie. Ero convinto che quel mestiere mi avrebbe portato a scoprire il mondo”. L’idea di diventare ‘scriba’ gli nacque dopo aver letto il romanzo ‘Martin Eden’ di Jack London. Ai tempi delle scuole superiori diede vita, insieme ad altri compagni di classe, alla rivista studentesca ‘Il Picchio’ (fu soppressa dopo solo qualche mese dalle autorità fasciste). Appena diciassettenne iniziò a collaborare con il quotidiano bolognese ‘L’Avvenire d’Italia’. Nel 1940 fu assunto dal ‘Carlino Sera’, l’edizione pomeridiana del ‘Resto del Carlino’ come estensore di notizie. Tra gli anni Cinquanta e Sessanta fu caporedattore del settimanale ‘Epoca’ (lo assunse il direttore Bruno Fallaci, zio di Oriana Fallaci), di cui fu anche direttore. Sotto la sua direzione il periodico si impose nel panorama delle grandi riviste italiane surclassando la storica concorrenza dell’Espresso e dell’Europeo. Lasciata ‘Epoca’, Biagi fu assunto dalla ‘Stampa’ come inviato speciale.

Il 1° ottobre 1961, a 41 anni, divenne direttore del Telegiornale della Rai. Biagi applicò la formula di ‘Epoca’ al Tg dando meno spazio alla politica e maggiormente ai “guai degli italiani”, come chiamava le mancanze del sistema del Belpaese. In Rai fece assumere giornalisti come Giorgio Bocca e Indro Montanelli, ma anche giovani come Enzo Bettiza ed Emilio Fede, destinati a una lunga carriera. Nel marzo del 1962 lanciò il primo rotocalco della televisione italiana: RT Rotocalco Televisivo. L’anno dopo si dimise: tornò a Milano dove divenne inviato e collaboratore dei quotidiani Corriere della Sera e La Stampa. Nel 1967 entrò nel gruppo Rizzoli come direttore editoriale. Firmava i suoi pezzi sul settimanale L’Europeo e trasformò il periodico letterario Novella in un giornale di cronaca rosa.

Nel 1968 tornò alla Rai per la realizzazione di programmi di approfondimento giornalistico. Nel 1971 fu nominato direttore del Resto del Carlino, con l’obiettivo di trasformarlo in un quotidiano nazionale. Per divergenze con l’allora ministro delle Finanze Luigi Preti, che aveva buoni rapporti con l’editore del Resto del Carlino Attilio Montinotti, Biagi lasciò la direzione lo stesso anno e tornò al Corriere. Tre anni dopo, pur senza lasciare il Corriere, collaborò con l’amico Indro Montanelli alla creazione del Giornale.

Dal 1977 al 1980 Biagi ritornò a collaborare stabilmente alla Rai. Nel 1981, dopo lo scandalo della P2, lasciò il Corriere dichiarando di non essere disposto a lavorare in un giornale controllato dalla massoneria, come sembrava emergere dalle inchieste della magistratura. Nel 1995 iniziò a condurre la trasmissione Il Fatto, un programma di approfondimento dopo il TG1 sui principali fatti del giorno, di cui Biagi era autore e conduttore. Nel 2004 Il Fatto fu proclamato da una giuria di critici televisivi come il miglior programma giornalistico realizzato nei primi cinquant’anni della Rai. Nel 2001, a ridosso delle elezioni politiche, venne realizzata un’intervista a Roberto Benigni. Il comico toscano commentò, a modo suo, il conflitto di interessi e il contratto con gli italiani che Berlusconi aveva firmato qualche giorno prima nel salotto di Bruno Vespa.

I commenti provocarono roventi polemiche contro Biagi. E da questa vicenda nacque l’espressione ‘editto bulgaro’: con essa si fa riferimento ad una dichiarazione di Silvio Berlusconi rilasciata all’Ansa nell’aprile del 2002 in occasione di una visita ufficiale a Sofia (la capitale della Bulgaria) contro l’uso a suo dire criminoso della tv pubblica da parte di Enzo Biagi, Michele Santoro e Daniele Luttazzi, e l’indicazione di un preciso dovere della nuova dirigenza Rai dell’impedire il ripetersi di tali eventi. Biagi replicò quella sera stessa nella puntata del Fatto, appellandosi alla libertà di stampa.

Fu l’inizio, per Enzo Biagi, di una lunga controversia fra lui e la Rai, con numerosi colpi di scena e un’interminabile serie di trattative che videro prima lo spostamento di fascia oraria del Fatto, poi il suo trasferimento su Rai 3 e infine la sua cancellazione dai palinsesti. Dopo 41 anni di collaborazione, il 31 dicembre 2002, lasciò definitivamente la Rai. Tornò in televisione, dopo due anni di silenzio, alla trasmissione ‘Che tempo che fa’, intervistato da Fabio Fazio. Negli ultimi anni scrisse anche per il settimanale ‘L’Espresso’ e le riviste ‘Oggi’ e ‘TV Sorrisi e Canzoni’. Biagi morì il 6 novembre 2007 a 87 anni. I libri pubblicati da Enzo Biagi hanno venduto più di 12 milioni di copie e sono stati tradotti in diversi Paesi fra cui Germania, Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Spagna e Giappone.
Il direttore della Voce dei Giornalisti Giuseppe Gallizzi e la redazione ricordano con stima e affetto il grande maestro di giornalismo.


