Brand activism o ipocrisia? In Unspeakable. Il silenzio delle multinazionali davanti al genocidio a Gaza, edito da Prospero Editore, la giornalista Martina Stefanoni analizza perché tante multinazionali, solite esporsi su parità di genere, diritti LGBTQ+ e clima, hanno scelto di tacere di fronte alla tragedia palestinese. Il libro mostra come quel silenzio non sia un incidente, ma una strategia: quando la reputazione è marketing, l’impegno diventa selettivo.
L’egemonia del silenzio: l’ipocrisia del brand activism
Con un’indagine rigorosa, Stefanoni ricostruisce i legami tra economia, politica e diritti umani e mette a nudo l’ipocrisia del brand activism: gli stessi marchi che capitalizzano campagne sociali “coraggiose” evitano di prendere posizione su Gaza. Non prudenza, ma calcolo. Il volume documenta come silenzio e autocensura abbiano guidato la comunicazione corporate, chiarendo i meccanismi, reputazionali, finanziari e geopolitici, che spingono i board a non parlare. La ricerca, realizzata anche con la collaborazione della ricercatrice Elisa Reina, allarga lo sguardo: alla latitanza dei governi, alla timidezza dei media mainstream, al quieto conformismo di molte figure pubbliche.
Autrice: Martina Stefanoni
Bio: Giornalista, nata a Lecco nel 1994, lavora a Radio Popolare, dove conduce la trasmissione quotidiana di politica internazionale Esteri e cura la rubrica Terzo Tempo con storie dal mondo.



