Ieri si è tenuto il primo cda della holding di controllo di affaritaliani.it. E successivamente è stato comunicato alla redazione nazionale di Affaritaliani.it il cambio di proprietà. “Per me è molto emozionante poter dire – ha dichiarato Fabio Massa – che entro con una quota rilevante nel capitale del giornale nel quale venni assunto 18 anni fa da Angelo Perrino (al quale mi lega stima, amicizia, affetto e ammirazione, e che è e rimane direttore nella sua più massima libertà: del resto sarebbe impossibile diversamente. Per lui la libertà è incomprimibile: in questo siamo uguali). Gli altri compagni di viaggio sono due amici bravissimi, Antelmi Marcello e @brave capital con Paolo Ardito”.
“Lasciatemi rievocare la mia storia – ha proseguito Massa -. La mia vicenda è stata un po’ particolare: giornalista assunto fino al 2015, mi licenzio e creo una mia azienda per gestire la pagina di Milano, cosa che va avanti ancora oggi. L’azienda cresce, inizia a fare eventi nel 2017, produce video, comunicazione, ufficio stampa, libri, e tutto il resto. Vinciamo (e perdiamo: giusto così) gare e incarichi. Ma lavoriamo tanto, tra vittorie e sconfitte il saldo è positivo, i bilanci migliorano anche durante gli anni della pandemia, cambiamo uffici e assumiamo persone. Sono diventato ricco? No. Arrivo sempre da Rozzano, e ne sono fiero. Con parte dei ricavi del lavoro di questi anni ho rilevato un pezzo importante di Affari, nel quale c’era e c’è il mio cuore e la mia storia professionale. Per me non è una semplice acquisizione. Per me è un cerchio che non si chiude, perché ricalca se stesso, come un’orbita intorno al pianeta Affaritaliani.it”.
“PS. In tutto questo l’editore Lillo Garlisi mi ha detto che sta dando alle stampe uno sciagurato libro da me scritto nell’aprile 2020 (indovinate perché…) e rivisto, tra un viaggio in treno e uno in aereo, in questi anni. Sarà un romanzo nel quale la trama è finta e gli aneddoti veri. Ma questa – secondo la frase più ritrita dei peggiori scrittori (e quindi pure sopra il mio livello) – è un’altra storia – ha concluso Fabio Massa.


