In occasione della Giornata Internazionale dei Diritti Umani, lo scorso 10 dicembre, la Federazione Internazionale dei Giornalisti (IFJ) ha pubblicato i primi risultati del rapporto annuale 2024 sui giornalisti e i lavoratori dei media uccisi nello svolgimento del proprio lavoro. Secondo i dati preliminari, 104 professionisti dei media, di cui 12 donne, hanno perso la vita dall’inizio dell’anno.
Secondo l’IFJ il 2023 è stato uno degli anni più duri mai registrati dall’IFJ, con 129 vittime, tra cui 14 donne. Dal 1990, la Federazione monitora regolarmente queste tragiche statistiche.
Medio oriente e mondo arabo: 66 vittime
Per il secondo anno consecutivo, il Medio Oriente e il Mondo Arabo si confermano le aree più pericolose per i giornalisti, con 66 morti nel 2024. La guerra a Gaza e in Libano ha contribuito in modo significativo a questo bilancio, con 55 giornalisti palestinesi, 6 libanesi e 1 siriano uccisi. Questi rappresentano il 60% di tutte le vittime registrate quest’anno.
Asia-Pacifico: 20 vittime
L’area Asia-Pacifico ha registrato un aumento significativo di vittime: 20 nel 2024, rispetto alle 12 del 2023. Il Sud Asia è la zona più colpita, con 6 decessi in Pakistan, 5 in Bangladesh e 3 in India.
Africa: 8 vittime
In Africa, i giornalisti hanno perso la vita nel 2024 sono 8, rispetto ai 9 del 2023. Il Sudan è il luogo dove si sono registrate più vittime con 5 morti causati.
Americhe: 6 vittime
Prima del conflitto in Medio Oriente il Messico, era considerata una delle regioni più pericolose per i giornalisti. Nel 2024 si contano 6 vittime, tutte legate a indagini su traffico di droga.
Europa: 4 vittime
Il conflitto in Ucraina ha causato la morte di 4 giornalisti in Europa nel 2024. Nonostante la guerra, il continente rimane il più sicuro per i professionisti dei media.
I giornalisti imprigionati
L’IFJ ha anche registrato un aumento dei giornalisti incarcerati: 520 al 10 dicembre 2024, rispetto ai 427 del 2023. La Cina, inclusa Hong Kong, è il Paese con il maggior numero di giornalisti in prigione, ovvero 135, seguita da Israele (59 giornalisti palestinesi) e Myanmar (44).
Le parole di Anthony Bellanger, Segretario Generale della Federazione Internazionale dei Giornalisti
Anthony Bellanger, Segretario Generale dell’IFJ, ha commentato: “Questi numeri mostrano ancora una volta quanto sia fragile la libertà di stampa e pericolosa la professione giornalistica. In un contesto di crescente autoritarismo globale, è necessaria una maggiore vigilanza. Chiediamo agli Stati membri delle Nazioni Unite di adottare una convenzione vincolante per garantire la sicurezza dei giornalisti e porre fine a queste tragedie“.


