Noduli al polmone: prevenzione e screening per individuare precocemente eventuali patologie

Sentire parlare di un nodulo polmonare può generare comprensibile preoccupazione, ma la sua presenza non equivale necessariamente a una diagnosi di tumore. È il messaggio lanciato da Leonardo Duranti, chirurgo toracico dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, che invita a non trascurare gli accertamenti diagnostici e a cogliere le opportunità offerte dagli screening per individuare precocemente eventuali patologie.

L’annuncio di Papa Leone XIV ha riportato al centro dell’attenzione il tema dei noduli polmonari e dell’importanza della diagnosi precoce. Per questo, la nuova puntata di ‘Pillole di Salute’ di Lombardia Notizie ha l’intento di approfondire l’argomento scandagliando i possibili fattori di rischio e ricordare le misure di prevenzione offerte dalla Regione Lombardia.

Noduli polmonari presenti nel 30% delle Tac

“Un nodulo polmonare – ha affermato il dottor Durante – è un’opacità.  Quindi, in primis è un reperto radiologico emerso dalla radiografia del torace o meglio ancora da una Tac del torace. Può essere un’immagine più o meno tondeggiante, più o meno regolare. È presente fino al 30% delle Tac fatte per motivi di screening. Per cui, il fatto di avere un nodulo polmonare in valore assoluto non si traduce direttamente nel rischio e nella certezza di avere una neoplasia polmonare e dunque, di avere tumore al polmone”.

Leonardo Duranti

“È l’equivalente – ha aggiunto il medico – di avere una macchia sulla cute da controllare, da approfondire, da valutare a livello specialistico ed è il nostro compito poi intersecare i fattori di rischio radiologici e personali della persona e valutare quali sono gli step successivi di fronte a questo reperto. Dunque, il nodulo è un campanello di allarme solo indicativo che deve essere approfondito”.

La prevenzione e gli screening

“Regione Lombardia – ha continuato – mette a disposizione dei forti fumatori un progetto di screening gratuito rivolto a coloro che vengono definiti i ’20 pack-year’, che è la misura classica per definire un fumatore concreto e che consiste fondamentalmente nel fare approfondimenti per evidenziare la presenza di eventuali anomalie polmonare”.

Regione Lombardia, infatti, ha attivato un programma di screening per il tumore del polmone, rivolto alle persone che rientrano nella fascia d’età 55-74 anni, forti fumatori e ex-forti fumatori. I servizi offerti sono la Tac spirale a bassa dose (Ldct), che permette di individuare precocemente eventuali alterazioni del polmone e un percorso dedicato nei centri antifumo per smettere di fumare.

“Teniamo presente – ha aggiunto il dottor Duranti – che un nodulo polmonare di dimensioni piccole di 6 millimetri ha un rischio sotto l’1% di essere una problematica oncologica, dal 6 all’8 millimetri può essere intorno all’1-2%. Ci sono una serie di aspetti da valutare quando si ci si trova in questi casi, o quando è superiore la dimensione, per cui sale l’attenzione. Su questi reperti, però, si tratta soltanto di monitoraggio che può essere a sei, nove o dodici mesi”.

I casi in cui è necessario approfondire

Gli aspetti che vengono valutati dall’équipe mediche sono diversi: le dimensioni, l’opacità (ovvero la densità, la ‘parte solida’ del nodulo), la regolarità o l’irregolarità dell’immagine (quando si presenta come tondeggiante è più rassicurante, quando è irregolare risulta più sospetto), l’aumento di dimensione rispetto ad un esame precedente. Attraverso questi criteri i medici delineano un percorso che può concretizzarsi nei casi rassicuranti con un follow up, oppure con una serie di esami di approfondimento.

Il processo di guarigione e l’utilizzo dell’Ai

“La possibilità di guarire da una neoplasia polmonare è alta – ha rassicurato il chirurgo – la percentuale di risoluzione del problema va dall’80 e in su. Gli step da effettuare sono due: l’approfondimento con una Tacpet, un esame per tipizzare da un punto di vista metabolico di crescita il nodulo, e la biopsia mirata, che può essere effettuata con metodiche endoscopiche e robotizzate”. Di grande importanza, oggi, l’utilizzo dell’Ai: “L’applicazione di software con l’intelligenza artificiale integrata consente di diagnosticare una lesione in fase iniziale semplicemente da un piccolo delta di crescita”.

L’elemento ‘fumo’

Il fattore esogeno principale del cancro al polmone è il fumo. La percentuale delle persone non fumatrici alle quali viene diagnosticato il tumore, tuttavia, è sempre più alto.

“Il fumo di sigaretta è il principe della discussione – ha detto il dottor Duranti al termine dell’intervista – Così come tutte le altre forme di fumo, perché la combustione stessa è oncogena. Regione Lombardia si impegna tanto per le campagne antifumo e le persone dovrebbero farsi aiutare, perché purtroppo il fumo è una dipendenza importante e molto difficilmente solo con la forza di volontà