Milano, con Urban Culture arriva la mostra che racconta la strada

Quando il mondo urbano, diventa una tela per l’immaginazione. E a partire da domenica 19 maggio fino a sabato 25 maggio, prende il via il primo appuntamento di Welcage, il Festival di Cultura Urbana, che si terrà in piazza Duca d’Aosta. Welcage è un evento gratuito che nasce per celebrare la cultura urbana, per questo motivo nella sua prima edizione sceglie come location piazza Duca d’Aosta, già importante arena della street culture milanese. La piazza antistante la Stazione Centrale, si trasformerà in un vero e proprio villaggio multidisciplinare e di intrattenimento e sarà animata da incontri ed eventi gratuiti di musica, arte, sport, moda e divertimento, rivolti principalmente ai ragazzi e alle ragazze della Generazione Z e dei Millennials. Le aree principali del Villaggio comprendono un grande palcoscenico per concerti livegratuiti su prenotazione, un campo da calcio e un campetto da basket, accessibile per partite 3 contro 3 senza costi aggiuntivi, una coinvolgente galleria d’arte urbanae, un mini-palco per talk e incontri con artisti e influencer digitali. Gli orari di apertura sono da lunedì a venerdì dalle ore 15 alle 23; sabato e domenica dalle 10 alle 24.

I graffiti in ambito urbano vedono partire la loro storia negli Anni ‘70 nelle periferie di New York, dove grandi scritte colorate, pseudonimi identificativi detti tag, appaiono su qualunque superficie pubblica disponibile. Sono gesti fuori legge. Nei primi Anni Ottanta, le autorità newyorkesi intraprendono una vera e propria lotta contro il vandalismo dei graffiti, mentre istituzioni e gallerie d’arte incominciano a intravederne il potenziale artistico. Il graffito non è più solo una testimonianza della propria esistenza, si trasforma in un libero slogan, ambasciatore di messaggi universali, rivolti al più ampio pubblico possibile, che tramite esso riflette sulla realtà che lo circonda. Perché l’arte di strada, ormai è cultura. La cultura delle periferie. Nelle periferie c’è degrado, emarginazione sociale, desolazione, quasi a dimostrare che maggiore è la distanza dal centro urbano, maggiore è l’indifferenza verso questi spazi. L’arte pittorica, rinchiusa in antichi edifici, grandi musei o altezzose gallerie, non sembra appartenere a questi luoghi. Eppure, è proprio in questi luoghi “non luoghi”, che prende piede e si sviluppa quella che, a oggi, è ritenuta la più innovativa e controversa espressione d’arte del nuovo millennio:la Street Art, l’arte di strada. Dopo più di 15.000 anni, l’uomo, attraverso un segno sul muro, trasmette di nuovo la sua identità. Le finalità sono diverse, ma l’istinto è lo stesso. La Street Art è facilmente fruibile da chiunque, i suoi messaggi sono immediati e, se anche si prestano a più chiavi di lettura, ogni osservatore può liberamente interpretarli come vuole. Per sua definizione e volontà, è arte per tutti. È arte a cui accedono tutti, che cerca tutti.

La vivace essenza dell’Urban Culture è al centro anche di due esposizioni personali di street art. In Italia debutta per la prima volta una mostra museale completamente dedicata a Shepard Fairey (Obey), uno degli street artist più influenti e acclamati a livello mondiale. Attraverso la sua arte, Fairey ha illuminato l’evoluzione della Street Art e dei suoi molteplici linguaggi. Da giovedì, negli spazi della Cattedrale presso la Fabbrica del Vapore Obey – The Art Of Shepard Fairey. Da sabato, in mostra presso lo Spazio Culturale SC3 i lavori della rinomata street artist salentina Eleonora De Giuseppe, in arte La Pupazza, che recentemente ha trasferito il suo studio a Milano. Con la mostraMolto Sugoespone le sue opere realizzate ad acrilico e bomboletta su tavola e carta, gli oggetti di design e arredo personalizzati. Il protagonista indiscusso di questa esposizione è il sugo di pomodoro, elemento centrale non solo nelle opere pittoriche e negli oggetti di arredo e design, ma anche nell’intrattenimento e nell’allestimento dell’evento.

Inaugurazione sabato 18 maggio alle ore 19.

Alessandra Pirri