Conservatorio di Milano, il concerto di Maurizio Pollini entusiasma il pubblico della Società del Quartetto. Applausi per oltre dieci minuti

Maurizio Pollini

È finita con una ovazione, tutti in piedi per un applauso che sembrava non finire. E lui, il Maestro Maurizio Pollini quasi sorpreso da un così grande successo.
Il concerto per la Società del Quartetto che Maurizio Pollini ha voluto offrire alla Croce Rossa, impegnata in Italia e all’estero nel soccorrere popolazioni in conflitto o colpite dalla pandemia, è stato ospitato nella sala Verdi dell’antico e affascinante Conservatorio di Milano.

E nella sera, diventata all’improvviso limpida, si sono rincorse le note della Sonata per pianoforte che Schubert compose nel 1826 ben poco compresa dai critici viennesi e che solo successivamente fu rivalutata da Schuman che scrisse: “celestiali lungaggini , queste splendide divagazioni schubertiane, che apparentemente ci portano fuori strada e ci fanno girovagare senza una meta precisa”.

Quaranta minuti di poesia che Pollini esegue senza spartito e con una energia che lascia stupefatti, così come il suo incedere sul palcoscenico rapido e senza esitazioni come se la tastiera del piano lo attraesse senza divagazioni.

Nella seconda parte del concerto, tutto Chopin a cominciare da una Mazurca, tema caro al cuore del compositore nato in Polonia, per finire alla Ballata n. 1 che il Maestro ha concesso come bis dopo una marea di applausi che continuamente lo richiamavano in scena.

Il Maestro Maurizio Pollini ringrazia per gli oltre dieci minuti di applausi

Pollini ha compiuto 80 anni ed è tra i più grandi pianisti del nostro tempo, riservato e poco incline alla mondanità, ha voluto collocare la sua musica in un panorama più ampio che abbraccia l’arte, 

il pensiero e la vita civile. Il concerto al Conservatorio, dedicato alla Croce Rossa, ha voluto portare un significativo contributo al valore della pace : “La musica è più forte della guerra – ha detto al Corriere della Sera –  e la guerra può essere vinta solo dalla pace. Quindi, tutti dobbiamo spenderci per farla vincere»

Alessandra Rissotto