
È finita con una ovazione, tutti in piedi per un applauso che sembrava non finire. E lui, il Maestro Maurizio Pollini quasi sorpreso da un così grande successo.
Il concerto per la Società del Quartetto che Maurizio Pollini ha voluto offrire alla Croce Rossa, impegnata in Italia e all’estero nel soccorrere popolazioni in conflitto o colpite dalla pandemia, è stato ospitato nella sala Verdi dell’antico e affascinante Conservatorio di Milano.
E nella sera, diventata all’improvviso limpida, si sono rincorse le note della Sonata per pianoforte che Schubert compose nel 1826 ben poco compresa dai critici viennesi e che solo successivamente fu rivalutata da Schuman che scrisse: “celestiali lungaggini , queste splendide divagazioni schubertiane, che apparentemente ci portano fuori strada e ci fanno girovagare senza una meta precisa”.

Quaranta minuti di poesia che Pollini esegue senza spartito e con una energia che lascia stupefatti, così come il suo incedere sul palcoscenico rapido e senza esitazioni come se la tastiera del piano lo attraesse senza divagazioni.
Nella seconda parte del concerto, tutto Chopin a cominciare da una Mazurca, tema caro al cuore del compositore nato in Polonia, per finire alla Ballata n. 1 che il Maestro ha concesso come bis dopo una marea di applausi che continuamente lo richiamavano in scena.

Pollini ha compiuto 80 anni ed è tra i più grandi pianisti del nostro tempo, riservato e poco incline alla mondanità, ha voluto collocare la sua musica in un panorama più ampio che abbraccia l’arte,
il pensiero e la vita civile. Il concerto al Conservatorio, dedicato alla Croce Rossa, ha voluto portare un significativo contributo al valore della pace : “La musica è più forte della guerra – ha detto al Corriere della Sera – e la guerra può essere vinta solo dalla pace. Quindi, tutti dobbiamo spenderci per farla vincere»
Alessandra Rissotto



