Tatiana è viva, il giornalismo invece non si sente tanto bene

«Cadavere trovato nelle campagne tra Nardò e Galatone»: era quello del giornalismo. La notizia falsa della morte della 27enne leccese pubblicata da testate locali e nazionali è un grave pasticcio riassumibile con un'equazione: dilettantismo più deresponsabilizzazione uguale disinformazione

Tatiana è viva, il giornalismo invece non si sente tanto bene

La falsa notizia della morte della 27enne è rimbalzata dalle testate locali a quelle nazionali: c’è chi ha fatto ammenda e ha chiesto scusa. Il tema delle responsabilità, però, resta ed è scottante per i professionisti dell’informazione. Professionalità più responsabilità uguale informazione: è l’equazione cardine per chi svolge questo mestiere. Non si mutano gli addendi, non si scambiano o rovesciano. Il rischio, infatti, è di incorrere in un pasticcio, come quello che si è consumato giovedì 4 dicembre, che si può riassumere in questo modo: superficialità più deresponsabilizzazione uguale disinformazione.

La vicenda di Tatiana, scomparsa, trovata morta e ritrovata viva

La vicenda di Tatiana e dell’amico Dragos ha tenuto, giustamente, con il fiato sospeso la sua famiglia in primis, poi la comunità di Nardò, comune del leccese, e infine tutta Italia. In queste ore, grazie alle testimonianze dei protagonisti, i fatti stanno assumendo dei contorni più precisi. Scomparsa da 10 giorni, anche grazie al seguitissimo programma ‘Chi l’ha visto?’, la vicenda della giovane è entrata nelle case degli italiani ed è stata riportata da tutti i quotidiani. Molte piste erano aperte, il lavoro delle forze dell’ordine e inquirenti per ritrovare la giovane è stato estenuante. Il coinvolgimento dell’amico era la chiave per ritrovare la ragazza e, solo alla fine, il lieto fine: Tatiana è stata trovata, è viva, sta bene, si è allontanata volontariamente, rifugiatasi nella mansarda dell’amico e complice della sua fuga. Il finale da tutti sperato, però, è arrivato, incredibilmente, dopo l’annuncio insensato di un «tragico epilogo».

«Cadavere trovato nelle campagne tra Nardò e Galatone»: era quello del giornalismo

Non c’è toppa che possa coprire il buco. Titoli di testate locali e nazionali recitavano, su per giù, lo stesso messaggio: «trovato il cadavere di Tatiana, carabinieri a casa di Dragos». La fonte, falsa, che è sacrosanto proteggere in questo lavoro, era stata precisa e verosimile: i carabinieri erano al lavoro per trovare il corpo della giovane nelle campagne contrada Fumo Nero a Galatone. Falso. Magari le forze dell’ordine hanno veramente setacciato quella zona, diamolo per vero, ma di ritrovamenti nemmeno l’ombra. È a questo punto che, il cronista, deve decidere seguendo princìpi e deontologia. Professionalità: si segue il caso assiduamente, chi in redazione, chi in prima linea, in stretta sinergia, chiamate, voci, spifferi, tutto da verificare. Perché, per arrivare a generare informazione, c’è l’altro addendo, la responsabilità. Seguendo la pista della fonte la notizia era pronta da lanciare, il ritrovamento sarebbe stato imminente e la domanda amletica che circolava nelle redazioni era la seguente: uscire o non uscire? “Abbiamo le testate nazionali con il fiato sul collo, ci posizioniamo in alto o addirittura per primi”, avranno pensato: “usciamo“, la risposta. Fuori dal seminato, il risultato.

Morta in homepage e viva nel pezzo: il gatto di Schrödinger prende nota

Una volta lanciata, la notizia è rimbalzata. Non è un modo di dire, ma un modus operandi. Se la notizia è online, sarà verificata, “dobbiamo uscire anche noi”, si pensa: è qui che entra in gioco la deresponsabilizzazione. Le testate nazionali sono incappate in questo cortocircuito, fin quando la notizia, scellerata, è stata smentita all’Ansa dall’avvocato della famiglia e dal comandate provinciale dei carabinieri. Successivamente è avvenuto il ritrovamento, effettivo, della ragazza. A quel punto, la tragedia, per fortuna inesistente, diventa tragicommedia. Slug ben posizionati sull’homepage (ovvero le notizie che annunciavano la morte della giovane) non sono stati eliminati da molti, bensì rielaborati. Tutti infatti hanno smentito il ritrovamento del cadavere e rilanciato il ritrovamento della giovane: molti lo hanno fatto nello stesso pezzo. Così sulla homepage di Google (la fantomatica Serp) link di titoli che recitavano «Trovata morta a 27 anni: fermato l’amico», cliccandoci su annunciavano il ritrovamento della giovane, viva e vegeta, con locuzioni come «sospiro di sollievo», «è viva». La protagonista della vicenda, a sua insaputa, si è ritrovata a essere il gatto di Schrödinger del web.

“Da dove arriva l’errore”: da una fonte non verificata opportunamente, Sherlock

I meccanismi contorti di questo mestiere – è stato asserito – non possono essere capiti da chi non è un addetto ai lavori”. Sveliamoli. Un nome, una vita e gli affetti che le ruotano attorno, diventano ottime keyword (in particolare un nome singolare come Tatiana) da dare poi in pasto alle reazioni dei social. E nel corso di tutta questa vicenda le reazioni dei lettori hanno solcato il passo delle notizie: apprensione per la scomparsa, sgomento per la tragedia, rischio di linciaggio per l’amico (fisico e non solo mediatico), felicità per il ritrovamento e insulti per i giornali che l’avevano data per morta ora diventati insulti a profusione per la ragazza e la sua “irresponsabile” fuga. A seguire sono arrivate le scuse dei giornali e le ammende dei direttori: «non siamo superumani». Sì, si può sbagliare in questo mestiere, che ha oneri e forse non più tanti onori. Di certo, cercare solo adesso di capire da dove arriva l’errore è una dura botta per la nostra credibilità. Agenzie, giornali, si confrontano, quotidianamente, con le forze dell’ordine e uffici stampa, deputati a diffondere notizie certe. Semplicemente, non è stato fatto per bene e responsabilmente. Superficialità, ricerca del click e del posizionamento: parole di questo tipo sarebbero state più apprezzate e veritiere. Da condividere con le altre testate nazionali che, deresponsabilizzandosi, hanno seguito la scia. Il risultato lo abbiamo già detto qual è: disinformazione. Sicuramente non ci si può nascondere o parlare di meccanismi contorti del mestiere, perché si hanno delle grosse responsabilità rispetto a quello che si pubblica e si innescano tante conseguenze. La meno grave forse, tragicomica di sicuro, è che stiamo scavando una grande e larga fossa per il giornalismo. Tra Nardò e Galatone.

Ippazio Carbone