Primarie Pd: bocciato il voto elettronico. Dubbi anche per il sistema online alle elezioni Odg Lombardia: ora si attende la decisione del Tribunale di Milano

La decisione della segreteria nazionale del Pd di votare in presenza per nominare il segretario del partito alle prossime primarie ha mandato definitivamente in archivio la strana norma del voto online. Questa modalità di suffragio è stata adottata finora da enti privati e pubblici per eleggere le cariche sociali. E’ successo alla Federazione Nazionale della Stampa, alla Casagit, all’Inpgi e recentemente all’Ordine dei giornalisti, ente pubblico in carica con la legge del ministro Gonella del 13 febbraio 1963. Potranno votare online solo disabili e malati, residenti all’estero e impossibilitati a recarsi al seggio. Ha vinto il deputato Piero Fassino, già ministro della Giustizia, che per primo ha sollevato il problema del voto online, da lui ritenuto non sicuro e poco affidabile. “Condivido in toto il pensiero di Fassino – ha dichiarato Giuseppe Gallizzi, leader del Movimento Liberi Giornalisti, consigliere della Federazione Nazionale della Stampa Italiana e dell’Associazione Lombarda dei Giornalisti, già capo redattore centrale del Corriere della Sera – che ha riportato in primo piano l’assurda interpretazione dei responsabili territoriali dei giornalisti che in questi ultimi anni hanno fatto il bello e il cattivo tempo con decisioni a colpi di maggioranza. Tutto a danno – come ho sottolineato in diverse occasioni – della nostra categoria”. Il fatto più sorprendente è che a sostenere il voto online siano stati i giornalisti schierati con le componenti di sinistra, sia a livello nazionale sia a livello regionale. Ora si attende con fiducia la decisione del Tribunale civile di Milano che nei primi giorni di febbraio esaminerà il ricorso (proprio sull’attendibilità del voto online) presentato dall’ex presidente dell’Odg Lombardia Alessandro Galimberti.

Interessante a questo proposito è un commento del giornalista Enrico Fedocci, inviato speciale del Tg5, pubblicato su Facebook subito dopo l’esito del voto lombardo.

Ha scritto Fedocci: “Il voto fisico, con un’alleanza politica dell’ultim’ora tra Gallizzi e Galimberti, ha confermato che i due si sono sostenuti vicendevolmente, conquistando entrambi i primi posti del voto in presenza: Galimberti primo assoluto, Gallizzi secondo con un distacco minimo dal primo. Chi era in testa al primo turno si è ritrovato nelle retrovie con due consiglieri risicati, la seconda lista in vantaggio ha conquistato gli altri due consiglieri. Totale sei professionisti. I tre pubblicisti del regionale, come tradizione, sono andati a Gallizzi: 3+2 uguale 5. Sorrisi cauti alla fine dello spoglio in presenza, la previsione di Gallizzi che centra le sue aspettative espresse ad urne chiuse prima dello spoglio. Io che avevo dato una mano ai due, favorendo anche il dialogo tra loro alla vigilia del voto, ero molto soddisfatto: mi ritrovavo sia sulla presenza al seggio di chi mi aveva promesso il voto, sia per chi, precedentemente – dribblando tra quote non pagate, comunicazione di PEC et similia, aveva espresso la preferenza per la componente che sostenevo, anche online. Ieri verso l’una di notte l’incrocio tra il voto fisico e quello “digital” e il ribaltamento totale della situazione. Nessuna coerenza tra le due votazioni, come se gli elettorati fossero distinti e la campagna elettorale fosse stata fatta da persone diverse. Invece il bacino era lo stesso, i candidati pure, così come le telefonate fatte per cercare voti. Quindi, dal mio punto di vista, non c’è coerenza tra uno spoglio e l’altro. Un tempo i primi blocchi svolgevano funzione di proiezione sull’intera votazione. Oggi un quarto del voto – che è davvero un bel campione statistico – è stato ribaltato in maniera incomprensibile. Non c’è alcuna coerenza. Detto questo: buon lavoro agli eletti. Non sarebbe male se si tornasse al voto fisico e spero che loro stessi se ne siano resi conto. I votanti sono rimasti gli stessi delle elezioni precedenti. Non uno in più. Già, forse da casa è un po’ più comodo. E se non hai voglia di votare puoi pure mandare le credenziali a chi ti ha chiesto il voto. Che votassero loro al posto tuo, tanto la password ce le hanno e un cellulare della mamma, della nonna, dei figli si trova sempre per il codice di verifica. Con il voto in presenza, invece, lo scrutatore vede l’elettore in faccia, lo identifica, chi fa campagna elettorale magari cerca anche di convincerlo a cambiare idea, ma da casa non si può e non si deve votare. La volontà popolare è una cosa seria. Mica il televoto del Grande Fratello. Che nostalgia di quando Franco Abruzzo scriveva “salvate il soldato Abruzzo” per liberare l’Ordine dai mercanti nel Tempio e ci riusciva pure… “Bene, bene” diceva camminando tra l’ingresso del seggio e il bar distribuendo gli ultimi volantini. Quando vedeva i suoi elettori tornare a dargli fiducia ne gioiva. Uno ad uno, in presenza, strappando i colleghi al tempo libero e alle proprie famiglie. Ora no: nessun problema se dalla votazione in presenza esci con una manciata di voti. Chissà che la “Provvidenza digitale” non arrivi con centinaia e centinaia di preferenze in più. E senza neanche un’alleanza dell’ultim’ora che le giustifichi”.

Nella foto un momento dello scrutinio alle elezioni Odg Lombardia del 2021