Il deputato del PD Piero Fassino dice ‘no’ al voto elettronico per eleggere il nuovo segretario del partito alle prossime primarie. E sceglie i social per motivare il suo pensiero: “In democrazia – scrive su Twitter Fassino – per essere libero, certo e rispettoso dell’elettore – è individuale e segreto. L’online, come abbiamo appurato a più riprese, non garantisce né certezza su chi realmente digita il voto, né riservatezza sulla scelta dell’elettore”. “Modalità digitali di voto – sottolinea il deputato – si prestano a manipolazioni e ad interferenze di cui abbiamo molti esempi. Per queste ragioni le primarie non possono che essere in presenza”. Fassino è, dunque, categorico: sì al caro, vecchio e sicuro voto cartaceo, no al moderno voto digitale che apre ad un rischio di frodi e imbrogli. Eppure, se si guarda al giornalismo, la seconda modalità di suffragio sembra essere ormai diventata consuetudine e, paradossalmente, quasi più accettata. Lo dimostrano le ultime elezioni, quelle del 2021, dell’Ordine dove i colleghi hanno espresso la loro preferenza in modalità mista, ovvero giorni di voto in presenza e giorni di voto telematico. “Le polemiche – ha dichiarato Giuseppe Gallizzi, leader del Movimento Liberi Giornalisti – non sono mancate. Le elezioni in Lombardia e in Campania, ad esempio, sono state oggetto di ricorsi. Addirittura nel secondo caso il ‘reclamo’ è stato accolto dal Tribunale di Napoli che, osservando la presenza di irregolarità, ha sentenziato l’annullamento dei risultati e ha ‘ordinato’ il ritorno alle urne. Come è noto, si voterà il 26 febbraio 2023 in prima convocazione, il 5 marzo in seconda e il 19 marzo per l’eventuale ballottaggio“. “La Lombardia – ha aggiunto Gallizzi – invece è in attesa della decisione del Tribunale di Milano dopo il ricorso presentato dall’ex presidente Alessandro Galimberti. L’esito si conoscerà a breve”. Il voto online è stato protagonista anche alle elezioni per il rinnovo delle cariche sociali dell’Associazione Lombardia dei Giornalisti. In questo caso non sono state denunciate presunte irregolarità ma – e chi era presente al seggio di Milano può testimoniarlo – era palpabile la difficoltà di molti colleghi, soprattutto quelli più avanti con l’età, nell’utilizzo delle nuove tecnologie. Digitale che ha preso il sopravvento pure all’Inpgi e alla Casagit dove le modalità di voto sono pressoché identiche. Una domanda sorge spontanea: per evitare disguidi, incomprensioni, polemiche, appelli e quant’altro – come sottolineato dal deputato Piero Fassino – non è meglio continuare a preferire il vecchio, certo e soprattutto segreto voto su carta?


