Nella torrida estate, che ancora non è archiviata, c’è stata la riscoperta di un territorio che mette insieme il fascino della Liguria, della Toscana e dell’Emilia Romagna: la Lunigiana, consacrata nel 177 a.C alla dea Luna, terra ricca di storie, leggende, tradizioni che oggi ispirano l’ensemble Cafunè.

–Perché mai avete scelto di chiamarvi così?
Risponde Antonio Pincione, compositore a cui si deve insieme alla moglie Chiara Vatteroni la nascita del gruppo.
“ Quando diciamo cafunè la gente facilmente equivoca e pensa al nostro dialettale cafoni, in realtà cafunè è una parola di origine brasiliana, più precisamente deriva dal portoghese che si parla in Brasile e indica quel gesto delicato e tenero di passare le dita tra i capelli della persona amata per rassicurala e confortarla”.
E così fanno le loro composizioni raccolte in un album dal titolo significativo “Tra le corde dei Racconti” ballate che si alternano a pezzi strumentali.
Sei i componenti del gruppo: i due fondatori Antonio Pincione e Chiara Vatteroni che suona l’arpa celtica, Irene Lippolis, la voce, e poi Floriana Benedetti al flauto traverso, Emanuele Casu al basso, Michele Vannucci, percussionista e batterista.

“Quando ci chiedono che genere di musica facciamo – dicono – ci viene istintivo rispondere folk rock e folk prog ma nelle nostre composizioni si colgono elementi del fado portoghese, del tango argentino, della irish folk music”.
-È un genere di musica che piace?
“ Si – risponde Floriana Benedetti -, quando ci siamo esibiti abbiamo avuto un grande successo di pubblico, anche perché negli spettacoli dal vivo abbiamo introdotto, un po’ come fanno i cantastorie, una storia scritta e recitata da Chiara Vatteroni per introdurre ogni singolo brano.
Il problema, come per tanti gruppi musicali, è trovare ingaggi che ci ripaghino almeno in parte”.
Alessandra Rissotto




