L’Unità rinasce per la quarta volta. Il quotidiano – come ha spiegato il direttore Piero Sansonetti, già condirettore del giornale, al Corriere della Sera – tornerà in edicola e online da metà gennaio. L’editore del Riformista Alfredo Romeo di recente ha acquisito la testata, la cui ultima chiusura è avvenuta nel 2017. A luglio di quest’anno è definitivamente fallita la società editrice del quotidiano, quella dei costruttori Pessina.
Intanto diciassette giornalisti e quattro poligrafici della vecchia Unità sono ancora senza lavoro e senza stipendio. “Abbiamo appreso da organi di stampa che presso il Tribunale fallimentare di Roma si è svolta l’asta per la vendita della testata dell’Unità, il giornale fondato da Antonio Gramsci – scrive in una nota il Comitato di redazione del quotidiano -. Al Cdr e alla redazione nulla di ufficiale, ma nemmeno di ufficioso, è stato comunicato”.
“Nell’attesa di comunicazioni ufficiali – prosegue la nota – siamo costretti ancora una volta a richiamare l’attenzione sulla situazione dei 21 dipendenti (17 giornalisti e 4 poligrafici) che dal primo gennaio vivono in un limbo, senza ammortizzatori sociali e senza prospettive di occupazione. Una situazione insostenibile iniziata con la società editrice Unità srl e, a partire dal 27 luglio data del suo fallimento, proseguita con il curatore fallimentare che a tutt’oggi non ha assunto alcuna decisione sulla sorte dei lavoratori. Chiediamo dunque con forza di non rinviare ulteriormente decisioni sugli ammortizzatori sociali e sul futuro occupazionale dei dipendenti, in base alle previsioni di legge e di contratto, così da porre fine a una situazione di disagio, danno professionale ed economico”.
Il Cdr, “accertato, inoltre, che si va verso la formazione di una nuova redazione”, chiede quindi “che il nuovo editore e il nuovo direttore tengano conto delle professionalità degli attuali dipendenti che sono parte integrante della storia di questo giornale, che hanno pagato un prezzo altissimo, che hanno lottato tenacemente per tenere in vita la testata opponendosi a chi poi, per imperizia e incompetenza, l’ha condotta alla fine indecorosa del fallimento”.


