Lettera a San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti

Lettera a San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti

Oggi 24 gennaio il calendario gregoriano ricorda San Francesco di Sales (1567-1622), il primo ad introdurre l’uso di fogli stampati da distribuire nelle case o da affiggere all’ingresso delle chiese per le comunicazioni religiose e di catechesi. Sono le ragioni per cui Papa Pio XI nel 1923, oltre cento anni fa, lo fece assurgere a “patrono dei giornalisti”.
E allora abbiamo pensato di scrivere una lettera simbolica a lui per invocare il suo aiuto e salvare la professione dei giornalisti che sta subendo profondi cambiamenti con l’introduzione e l’applicazione dell’AI, l’Intelligenza artificiale.

Caro Francesco,
alcuni di noi accarezzano nostalgicamente il ricordo dei pezzi dettati al telefono ai dimafonisti, anime pie che svolgevano un lavoro prezioso senza mai ricevere l’onore di una firma sull’articolo, o rimpiangono i tempi in cui le pagine dei quotidiani venivano disegnate sul menabò dal caporedattore che distribuiva spazi per foto e lunghezze dei servizi.
Parliamo di ere geologiche lontane come il Cenozoico.

Caro Santo patrono,
oggi i giornalisti sono chiamati a produrre contenuti non solo attraverso testi ma anche e soprattutto con video, reel, immagini che meglio di ogni frase possono offrire immediatamente a chi li sceglie di ricevere dettagli di una notizia in pochi secondi, un tempo certamente inferiore a quello della lettura di un articolo.

Chiediamo allora il tuo aiuto per illuminare le nostre strade e per scrollarci di dosso quella orma vetusta aurea che ci faceva dire con soddisfazione “Io sono un giornalista, racconto le storie, riporti i fatti, perché io so come si fa” e con umiltà iniziare ad utilizzare il meglio che la tecnologia oggi ci mette a disposizione. Usare l’Intelligenza Artificiale non significa abdicare di fronte alle possibilità che il nostro sapere, la nostra esperienza, le nostre competenze siano messe da parte e superate da una macchina. Al contrario, vogliamo rivendicare la supremazia della componente umana, di noi giornalisti, per continuare a scegliere parole, forme, immagini, metafore, da noi reputate utili per raccontare, spiegare, informare.

Caro Francesco, oggi utilizziamo Google e altri motori di ricerca per qualsiasi cosa, certi che in pochi secondi la nostra “query” ci restituirà una serie di risposte approfondite in pochi secondi. Un paio di decenni fa questa ricerca era svolta consultando banche dati on line, archivi digitali, ritagli di articoli gelosamente conservati in un nostro personale spazio in cui riponevamo quanto ritenevamo ci poteva essere utile in un “secondo momento”.

Caro Santo patrono, il punto è che per chi svolge la nostra professione e vuole fare il giornalista non ci sarà più un secondo momento, c’è il “qui e ora”. Se non si producono contenuti interessanti per testate online o per siti di informazione in tempi ragionevolmente brevi, qualcun altro lo farà per noi e i lettori sceglieranno di leggere notizie riferendosi a quella fonte.
Sta a noi, alla nostra capacità di essere autorevoli, alla reputazione che abbiamo saputo conquistarci presso i nostri lettori mantenere e consolidare la fiducia che ci è stata accordata.

Caro San Francesco di Sales, non temiamo questa rivoluzione dell’Intelligenza Artificiale che investe tutti gli abitanti del pianeta Terra, quindi non solo noi giornalisti ma anche chi progetta edifici, scrive memorie difensive come avvocato, realizza prodotti di uso quotidiano.
Festeggiamo con fiducia questa ricorrenza con una tua citazione che riassume molto bene i tempi che stiamo vivendo: “Maggiore sarà la qualità del bene con il quale nutrite i vostri rapporti, più perfetta sarà la vostra amicizia” (Francesco di Sales, Introduzione alla vita devota).