Le ire dei giornalisti pubblicisti per le nuove norme sul praticantato – Lettera del vicepresidente Odg Lazio Roberto Rossi ai colleghi di tutti gli Ordini regionali

Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti nella seduta del 28 marzo scorso ha varato, a larga maggioranza, la revisione delle linee interpretative dell’articolo 34 della legge 69 del 1963 sul praticantato giornalistico. La modifica, che entrerà in vigore il 1° aprile, permetterà di diventare giornalisti professionisti senza lavorare per una testata, facilitando così l’accesso all’esame di Stato. Una decisione che ha suscitato dubbi, perplessità e polemiche tra gli oltre 100mila colleghi iscritti agli Odg regionali. La revisione della maggioranza del presidente Carlo Bartoli e della segretaria Paola Spadari, tra l’altro, per ben due volte non era stata accettata dai tecnici del Ministero della Giustizia che avevano sottolineato come le ‘linee interpretative’ della legge sull’Ordine fossero un tentativo dell’Odg stesso di legiferare. Sull’approvazione della modifica è intervenuto, esprimendo contrarietà, Roberto Rossi, vice presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, che ha inviato una lettera a tutti i vice presidenti degli Ordini regionali Odg. La sua protesta rischia di portare tensioni anche nei vertici dell’Odg Lazio e di compromettere l’alleanza professionisti-pubblicisti che, un anno e mezzo fa, ha permesso l’elezione del presidente Guido D’Ubaldo. Ecco l’intervento di Roberto Rossi

“Loro approvano, ma noi approviamo tutto quello che loro hanno approvato? O pensate che sia giusto un confronto tra di noi per comprendere meglio tutto quello che è stato approvato? Il mio gioco di parole è voluto. Ma sicuramente la decisione presa è epocale. Domanda spontanea: ma proprio ora che dall’Inpgi siamo retrocessi all’Inps? E tra un un anno e mezzo si perderanno ancora altri dei diritti che in tanti anni di sofferenze avevamo ottenuto a Casa Nostra? La mia non è una polemica, ma solo una constatazione doverosa. Scusate un’altra domanda. Qualcuno sa quanto è grande questa maggioranza? Il punto chiave è proprio il praticantato. Perché diventare solo professionisti per poi magari retrocedere a pubblicista in un momento storico per mancanza di lavoro? A mio giudizio questo stupendo mestiere sta andando sempre più verso il giornalismo del pubblicista, ormai da tutti denominato il “freelance” ma in realtà siamo noi i “pubblicisti”. I veri social media del futuro usando anche le nuove tecnologie. Quesito: perché devono passare solo tramite il professionismo che nell’ultimo decennio ha prodotto moltissima disoccupazione? Perchè non si consiglia loro anche la scelta democratica di poter passare per il pubblicismo, tramite l’articolo 36, che è già equiparato dal CNL all’articolo “uno”, ottenendo il diritto di passaggio alla qualifica di professionale? Con un risultato, sempre a mio avviso, forse anche migliore del praticantato. Comunque sarà sicuramente meno costoso. Sia per i più giovani (già occupati) sia per i meno giovani (già occupati). Pubblicismo che già dai tempi di Camillo Benso Conte di Cavour portava avanti nella storia l’Accademia del Giornalismo Italiano. Se volete possiamo incontrarci per un onesto confronto in tutta Italia. Per fare del nostro meglio per tutti i colleghi”.