“Le frodi tecnologiche”, il libro che spiega le nuove frontiere del contrasto al cybercrime

Le frodi tecnologiche. Le nuove frontiere del contrasto al cybercrime, edito da Laurus Robuffo nel 2025 e firmato da Giovanni Conzo, Alessandro Barbera, Giovanni Reccia e Marco Stella, è un’opera che ambisce chiaramente a diventare un testo di riferimento per chi, nel settore pubblico e in quello privato, è chiamato ogni giorno a prendere decisioni sul fronte della sicurezza digitale e delle indagini in ambito informatico. L’impianto del volume è quello di una vera “architettura di sistema”: si apre con una ricognizione dell’economia digitale – dall’uso pervasivo di Internet nelle transazioni commerciali alle piattaforme di e-commerce, dai dispositivi connessi alle criptovalute e agli altri asset virtuali – e mostra come questi strumenti, nati per semplificare processi e creare valore, vengano sistematicamente piegati a schemi fraudolenti sempre più sofisticati.
Il passaggio successivo accompagna il lettore dentro la geografia, spesso non chiarissima al grande pubblico, degli organismi che presiedono al governo di Internet e delle infrastrutture critiche: dalla “costellazione” tecnica di ICANN, W3C, ISOC e simili, alle grandi organizzazioni internazionali, fino alle autorità europee e nazionali che si occupano di regolazione, vigilanza e contrasto al crimine informatico. In queste pagine si percepisce la mano di chi conosce dall’interno tanto i tavoli di policy quanto le stanze operative: la descrizione della rete di soggetti – Commissione e Parlamento UE, agenzie come ENISA, l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, l’Autorità Garante per la Privacy, Eurojust, EPPO, Europol, Interpol, i reparti specializzati di Guardia di Finanza, Polizia di Stato e Arma dei Carabinieri – restituisce al lettore la consapevolezza che il cybercrime non è fronteggiabile da un singolo attore, ma solo da una filiera coesa di istituzioni che parlano la stessa lingua.
Dopo aver disegnato il quadro degli attori, il libro entra nel cuore del diritto positivo: convenzioni internazionali, strumenti europei, giurisprudenza della Corte di giustizia e, soprattutto, tessuto penale interno e tecniche di investigazione. L’esposizione dei reati informatici e delle fattispecie economico-finanziarie on-line è improntata a un approccio pragmatico: ogni norma è collocata nei contesti reali in cui viene in rilievo – la truffa consumata tramite piattaforma, il furto di identità digitale, la diffusione di contenuti intimi senza consenso, l’uso dei social per perseguitare o screditare, l’estorsione veicolata da ransomware o da minacce di pubblicazione di dati sensibili – e il lettore viene accompagnato dentro le criticità concrete: individuazione dell’autore, tracciamento delle operazioni, cooperazione giudiziaria, conflitti di giurisdizione, rapporti con i provider.
L’attenzione si sposta poi sul terreno, delicatissimo, della frode economica in senso stretto: qui gli autori mostrano la piena consapevolezza del fatto che il denaro sia il vero campo di battaglia del cybercrime. Si analizzano con dovizia di particolari gli schemi fraudolenti che si innestano sui sistemi di pagamento elettronici, sulle piattaforme di trading, sulle promesse di rendimenti mirabolanti in criptovalute, sulle scommesse on-line e sui giochi d’azzardo mascherati, ma anche le forme di abusivismo finanziario che sfruttano canali digitali per raggiungere vittime in ogni parte del mondo. Particolarmente riuscite le pagine dedicate al riciclaggio “a trazione tecnologica” e al cryptojacking: attraverso esempi tratti da casi reali, viene mostrato come infrastrutture compromesse possano essere trasformate in miniere occulte di criptovaluta, con costi enormi per le aziende colpite in termini di consumi energetici, degrado delle performance e rischio reputazionale.
Dal punto di vista metodologico, i capitoli dedicati alla digital forensics e all’acquisizione della prova digitale rappresentano il valore aggiunto più tangibile dell’opera: si passa dalle indicazioni su come mettere in sicurezza la “scena del crimine digitale” alla descrizione minuziosa degli errori che, in concreto, portano alla nullità degli atti o alla inutilizzabilità delle evidenze: dispositivi accesi o spenti nel momento sbagliato, copie forensi non correttamente documentate, supporti manipolati senza una catena di custodia tracciabile, log sovrascritti per imperizia, utilizzo di strumenti non standardizzati. Il messaggio è netto: nel mondo delle frodi tecnologiche, una cattiva gestione dei primi minuti d’intervento può compromettere irrimediabilmente anni di lavoro investigativo.
Non meno interessanti sono le pagine dedicate agli strumenti “invisibili” delle indagini: intercettazioni telematiche, captatori informatici, analisi del traffico di rete, data retention, tutte tecniche che il libro non mitizza ma nemmeno demonizza, collocandole nel loro perimetro normativo effettivo e mettendone in luce limiti, garanzie e potenzialità anche alla luce delle spinte europee verso un rafforzamento dell’accesso transfrontaliero alle prove digitali.
L’ultimo terzo del volume si concentra sulla dimensione di intelligence e di monitoraggio del web: Open Source Intelligence, analisi dei social network, immersione controllata nel dark web, studio dei mercati neri digitali dove si scambiano credenziali, malware, servizi di attacco “chiavi in mano”. Qui il contributo dei coautori provenienti dalla Guardia di Finanza si avverte in modo particolare: l’attenzione costante al collegamento tra traccia digitale, flusso finanziario e struttura criminale di riferimento offre al lettore una chiave di lettura “economica” del cybercrime che spesso manca in altri testi più orientati alla cronaca tecnica. La sezione sulla blockchain e sui crypto-asset, inoltre, spiega con chiarezza non solo come ricostruire i movimenti apparentemente anonimi dei token, ma anche quali leve giuridiche siano realisticamente praticabili per bloccare, sequestrare e, quando possibile, restituire alle vittime il maltolto.
In chiusura, i capitoli dedicati all’intelligenza artificiale e alla minaccia cibernetica restituiscono l’immagine di un fenomeno in piena trasformazione: da un lato, l’uso di algoritmi per automatizzare campagne di frode, costruire deepfake convincenti, industrializzare il phishing e la disinformazione; dall’altro, il tentativo delle istituzioni – in primis l’Unione europea, con il suo complesso cantiere normativo su IA, cybersicurezza e responsabilità dei fornitori di servizi digitali – di definire regole del gioco in grado di reggere l’urto dei prossimi anni.
Per stile, contenuti e taglio operativo, Le frodi tecnologiche è dunque molto più di un’introduzione al tema: è un manuale strategico per decision maker, investigatori e professionisti che intendano governare – e non subire – l’evoluzione del crimine digitale, e che cercano una guida capace di coniugare rigore giuridico, conoscenza delle tecnologie e consapevolezza delle dinamiche economiche sottostanti.

Domenico Martinelli