Per la “Copertina del giorno” oggi riprendiamo la prima pagina del Corriere della Sera, diretto dal giornalista Luciano Fontana. “Torna alla Rcs via Solferino, la sede storica del Corriere” è il titolo che spicca nell’edizione odierna del quotidiano milanese. Il riferimento è alla ‘riconquista’ del Corriere della storica sede di via Solferino 28, tempio del giornalismo.


“Bravo l’editore Urbano Cairo a mettere la parola fine ad una lunga controversia – ha dichiarato Giuseppe Gallizzi, già caporedattore centrale del Corriere della Sera e autore del libro ‘Eravamo in via Solferino’ insieme al collega Vincenzo Sardelli -. Per noi che abbiamo vissuto i tempi d’oro del ‘Corrierone’ questa è un’ottima notizia.

Quanti grandi nomi del giornalismo italiano sono passati nelle stanze di via Solferino (come pure presidenti del Consiglio e capi dello Stato, ndr): da Indro Montanelli a Gaetano Afeltra, da Franco Di Bella a Piero Ottone, da Enzo Biagi a Ferruccio de Bortoli, da Walter Tobagi a Paolo Mieli fino a scrittori di razza come Dino Buzzati ed Eugenio Montale. Grandi maestri che hanno fatto la storia del più importante quotidiano italiano”.


Nell’edizione di oggi il Corriere dedica ampio spazio alla vicenda. In un articolo a firma di Giangiacomo Schiavi, già vicedirettore del giornale, viene ripercorsa la storia della sede di via Solferino che viene definita un ‘Palazzo nel cuore delle vicende italiane’ e ‘la “casa” delle notizie e delle opinioni libere’.

Via Solferino 28. Più che un indirizzo un simbolo sul quale issare una bandiera: la bandiera del giornalismo – scrive Schiavi -. Non aveva dubbi Luigi Albertini nel 1904, quando portò la redazione del “Corriere” nel palazzo disegnato da Luca Beltrami, l’architetto che aveva da poco ricostruito il Castello Sforzesco.



Milano era il polso di un’Italia che da agricola diventava industriale e il Corriere si era dato il compito di raccontarla per indirizzarla verso la modernità. È passata la storia in via Solferino. Nello scalone di marmo e nei corridoi della direzione le foto documentano 118 anni di giornalismo e di cultura. Da Pirandello a Montale e Ungaretti.



Dino Buzzati confessa un timore reverenziale quando gli assegnano il posto al tavolone della sala che porta il nome del mitico Albertini. Indro Montanelli appare e scompare nei suoi servizi da inviato, per diventare poi una pietra angolare dell’edificio. Via Solferino 28: un indirizzo impossibile da cambiare. È un luogo identitario del giornalismo, per Milano e per l’Italia.


Chiudiamo con questi versi di Eugenio Montale, oggi citati da Schiavi sul Corriere: “Piove sulla Gazzetta Ufficiale qui dal balcone aperto, piove sul Parlamento, piove su via Solferino, piove senza che il vento smuova le carte”. Eravamo e resteremo in via Solferino.

Diego Mandarà


