E’ curiosa la vicenda capitata al giornalista del Tg5 Enrico Fedocci il quale ha ritrovato e ricomprato la Vespa del padre che nel 1960 – dopo la nascita del fratello maggiore – era stata data dai genitori ad un mobiliere in cambio della carrozzina per il neonato. E’ stato lo stesso Fedocci a rendere noto il fatto con un post su Facebook che pubblichiamo integralmente.
«Questa vespa fu comprata da mio padre nel 1956 mentre viveva a Torino e frequentava la Scuola d’Applicazione per sottotenenti. Era un Ufficiale e, come primo incarico nel 1958, fu mandato a Fano, nelle Marche, dove conobbe mia madre. Si sposarono nel dicembre del 1959 e nell’ottobre del 1960 nacque mio fratello. Mio padre fu trasferito in Sardegna a comandare la Tenenza dei Carabinieri di Iglesias. La vespa non serviva più. Allora i miei genitori scambiarono la vespa con una carrozzina per mio fratello, dopo aver comprato i mobili per la casa nuova da un giovane arredatore di Fano, Mario Esposto. Sentii raccontare questa storia per anni, anche se non sapevo con esattezza chi avesse poi realmente preso la vespa. 48 anni dopo andai a comprare i mobili per la mia casa sempre da Mario Esposto che, nel frattempo, era diventato un arredatore molto famoso oltre che stimato proprietario di Casarredo e, casualmente, scoprii che era stato proprio lui a ricevere la vespa. Non avevo collegato fino a quando non fu lui stesso a citare l’episodio. Immaginate la mia sorpresa. Pensavo che la vespa non esistesse più, invece, con mio grande stupore, appresi che ce l’aveva ancora in un magazzino. Chiesi di vederla e – se proprio non la voleva più – di comprarla. Non mi disse di no, ma neanche di sì. Ogni tanto, quando andavo, gli dicevo “di sicuro non la venderà, ma se cambiasse idea, io sono qui”. La vespa in realtà era passata al figlio Andrea che, però, non la usava. Nel frattempo l’arredatore è mancato e quindi ho messo il cuore in pace. Incrociando il figlio, talvolta, glielo rammentavo. La sua risposta: “Quella vespa deve vivere, non deve restare in un magazzino. Se decido di metterla a posto resta con me, ma sono molto impegnato. Nel caso non riuscissi è giusto che torni a te”. Non ci facevo grande affidamento. Parole. A gennaio scorso è morta anche mia mamma (mio padre già 30 anni fa). Il giorno del funerale, per il corso principale di Fano, incrocio Andrea. Neanche il tempo di salutarci: “Ho deciso, Enrico, la vespa è tua”. Lui non ha voluto guadagnarci, proponendo un prezzo davvero onesto, e io non ho minimamente tentato una trattativa. A chi gli aveva offerto di più di ciò che faceva a me aveva detto no. Anche per lui quella vespa aveva un significato, per cui capiva l’importanza di ciò che stava facendo. E io ancora lo ringrazio. È stata una incredibile coincidenza poiché, dopo aver appreso da me ciò che era accaduto – il funerale di mia mamma, appunto – si è dispiaciuto di avermi fermato in quel giorno di dolore. “Stavo per chiamarti la settimana scorsa per dirti che te la vendevo, poi non sono riuscito”, mi ha confidato. Proprio quel contrattempo, però, ha fatto sì che tutto accadesse in una giornata per me particolare e di lutto. E mi è davvero sembrato un segno del destino. Per questo mi sono emozionato molto in quel momento. 60 anni dopo la vespa è tornata a casa. Davvero non riesco a non pensare che, dopo anni di attesa, il destino abbia scelto proprio il giorno del funerale di mia mamma. Un gesto simbolico, quello di vendere la vespa proprio alla nostra famiglia, anche per il vecchio proprietario. Mia mamma aveva avuto modo di vederla la vespa perché l’avevo accompagnata per mostrargliela 5 o 6 anni fa nel capannone di Casarredo nella zona industriale vicino alla superstrada che collega Fano a Urbino. Mi raccontò dei tanti chilometri percorsi con il papà. Lei stava dietro, seduta all’amazzone. Ho voluto condividere con voi questa favola così intensa e ricca di segni del destino in cui la vespa è protagonista assoluta. La cosa più importante è che ora sia tornata nelle mani, non solo della Famiglia Fedocci, ma anche in quelle amorevoli del restauratore per un recupero totale. Quasi non ci credo. E a questo punto a voi dico: credete sempre nei vostri sogni. A volte si avverano».


