Il 5 marzo 1876 nasceva a Milano il Corriere della Sera: una storia lunga 147 anni

Nella foto il primo numero del Corriere della Sera, il primo direttore Eugenio Torelli Viollier, le copertine dei libri ‘Eravamo in via Solferino’ e ‘La scuola dei grandi maestri’ di Giuseppe Gallizzi e Vincenzo Sardelli, l’attuale direttore Luciano Fontana, l’attuale editore Urbano Cairo e la sede del Corriere di via Solferino a Milano

I direttori del Corriere

Il 5 marzo 1876 a Milano veniva pubblicato il primo numero del Corriere della Sera, storico quotidiano fondato da Eugenio Torelli Viollier che lo diresse fino al 1898. La foliazione era di quattro pagine, stampate in 15mila copie. Inizialmente la sede del giornale era in Galleria Vittorio Emanuele, dal 1904 è in via Solferino. Una storia lunga 147 anni e 23 direttori: Mario Missiroli, Giovanni Spadolini, Luigi Albertini, Alberto Albertini, Ermanno Amicucci, Franco Di Bella, Paolo Mieli, Piero Ottone, Ugo Stille, Piero Ostellino, Eugenio Torelli Viollier (primo direttore), Aldo Borelli, Mario Borsa, Alberto Cavallari, Alfredo Comandini, Guglielmo Emanuel, Domenico Oliva, Ettore Janni, Ugo Ojetti, Alfio Russo, Stefano Folli, Ferruccio De Bortoli e Luciano Fontana (attuale direttore).

“Il Corriere della Sera – ricorda Giuseppe Gallizzi, direttore della Voce dei Giornalisti, già caporedattore centrale del quotidiano milanese, nel suo libro ‘Eravamo in via Solferino’, edito da Minerva, scritto con il collega Vincenzo Sardelli – ha attraversato la storia dell’Italia post-unitaria. Con le sue pagine, dal 1876 a oggi, ha costituito l’autobiografia di una nazione. Ha visto sfilare grandi nomi del giornalismo: Montanelli, Afeltra, Di Bella, Ottone, Biagi, Buzzati, Tobagi, Mieli. E tanti altri. Grandi maestri che hanno fatto la storia del più importante quotidiano italiano”.

Giuseppe Gallizzi con Indro Montanelli nel salone Albertini del Corriere

 “Erano gli anni dei grandi cronisti – scrivono Gallizzi e Sardelli nel loro libro -. Quelli che battevano i marciapiedi, parlavano con il fruttivendolo e la portinaia. Conoscevano a memoria ogni angolo della propria città. Stabilivano una relazione umana e professionale con il commissario, il parroco, il politico. Distinguevano tra fonti attendibili e fonti fantasiose. Sapevano che la penna fa più male della spada, e mille rettifiche non cancellano una bufala. Il cronista aveva, nella ricerca delle notizie, la stessa attendibilità di un maresciallo o di un giudice”.

Nei tempi d’oro il Corriere della Sera è arrivato a vendere, ogni giorno, 850 mila copie in tutta Italia. E nelle sole province lombarde (Milano esclusa) l’edizione Lombardia vendeva 185 mila copie. Ai nostri giorni, anche a causa della latente crisi della carta stampata, la vendita delle copie  del Corriere si è più che dimezzata. Ma quello di via Solferino, oggi edito da Urbano Cairo e diretto da Luciano Fontana, resta il quotidiano più diffuso e autorevole del nostro Paese. Un giornale profondamente radicato nella tradizione politica, economica e culturale italiana e un punto di riferimento per l’informazione di tanti lettori.