I pazienti del reparto di Oncologia Pediatrica dell’Istituto dei Tumori di Milano diventano attori con “Ho preso un granchio”

Ragazzi senza capelli che recitano, si prendono in giro, ridono mentre interpretano personaggi inventati da loro stessi. Raccontando in modo leggero una realtà tremendamente seria. Lo sfondo è quello di un reparto di oncologia pediatrica. Si chiama Ho preso un Granchio ed è una sitcom scritta, diretta e interpretata dai ragazzi in cura all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.
È un progetto artistico, certo. Ma è anche – e soprattutto – un atto di coraggio, un’educazione sentimentale, un modo radicalmente nuovo di parlare di malattia e adolescenza.
“Quando hai il cancro, tutti ti parlano sottovoce, come se non fossi più tu. Noi invece volevamo farlo sapere a tutti: ci siamo ancora”, dice Teresa, 17 anni, che nella sitcom interpreta la “problem solver”. Ci sono poi il latin lover, la sbadata, l’aliena, l’influencer e così via, che danno vita a episodi pieni di gag divertenti ma anche momenti di verità nuda e spiazzante.

Il prof. Andrea Ferrari

DOVE LA CURA INCONTRA LA SCENA
La sitcom nasce dal Progetto Giovani, creato ormai 15 anni fa nella Pediatria dell’Istituto Nazionale dei Tumori diretta dalla dottoressa Maura Massimino. Ideato e coordinato dal professor Andrea Ferrari, oncologo pediatra, il Progetto Giovani è diventato negli anni un modello unico, riconosciuto a livello internazionale. Tanto che anche il progetto della sitcom è già stato oggetto di una recente pubblicazione scientifica sulla prestigiosa rivista americana Pediatric Blood and Cancer.
“Prendersi cura di un adolescente – spiega Ferrari – non significa solo somministrare farmaci. Significa accompagnarlo mentre cerca di capire chi è, anche dentro l’esperienza traumatica della malattia. La creatività e l’arte, in questo, possono essere strumenti potentissimi, attraverso i quali i ragazzi si raccontano e ci aprono il loro mondo interiore”.
Dopo progetti incentrati sulla fotografia, la musica, la moda, è nata l’idea di portare i ragazzi a scrivere e recitare una sitcom “vera”, costruita con strumenti professionali e seguita da un team multitasking composto, oltre che dal professor Ferrari, dall’educatore Matteo Silva, dalla psicologa Elena Pagani e dalla fotografa Alice Patriccioli, che lavorano stabilmente nel Progetto Giovani e, per la sitcom, dalla sceneggiatrice Federica Di Rosa e dal regista Davide Stecconi. Le stanze dell’Istituto diventano set, i momenti d’attesa si trasformano in tempo creativo.

Il Trio Aldo, Giovanni e Giacomo impegnati a recitare con i ragazzi


“Abbiamo provato a raccontare tutto quello che di solito non si dice”, racconta Marco, 18 anni. “Mettendo in scena anche le cose più difficili, come la chemio o come un’operazione, con una battuta”.
Il titolo, Ho preso un granchio, allude ai fraintendimenti e alle “fregature” della vita. Ma anche al cancro stesso, simbolicamente associato proprio al granchio.
“Abbiamo giocato con le parole per esorcizzare la paura”, dice Chiara, 18 anni. “Ma tutti insieme abbiamo anche imparato il valore della condivisione, il vedere il lato positivo delle cose, il sentirsi davvero noi stessi”. Come conferma Giorgia, 19 anni: “Il Progetto Giovani significa entrare in quella stanza e non aver più bisogno di nulla”